martedì 25 novembre 2014

Euro-gender-for

Scusate il rosa

Stamattina mi è capitato di leggere questa perla piddina. E' la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli che parla dell'educazione di genere nelle scuole:

"Sì perché uno non si sente autorizzato a pensare in modo diverso se ti hanno inculcato certe visioni, l'attesa del principe azzurro, la passività. Se chiedi ai bambini cos'è una governante ti rispondono una colf, non una donna presidente di regione." 

E i bambini hanno ragione, povere anime innocenti, perché quella semmai è la governatrice e non la governante. 
Oggi è la Giornata contro la violenza sulle donne ed è dura non immaginare il fiore di dieci chili che userei per accarezzarne certi esponenti.  Vedete che alla violenza si finisce per reagire sempre con la violenza? 
E' sempre la giornata di qualcuno contro qualcosa, ed io mi faccio promotrice di una Giornata contro la violenza psicologica delle minoranze, compresa quella del PD che ormai si considera vincitore plebiscitario anche con il 17% di consenso degli elettori in una tornata locale.
Compresa la minoranza fasulla delle donne che sono in realtà maggioranza ma che si fanno rappresentare solo dal peggiore femminismo piagnone e segregazionista, oltre che lisergico perché certe cose le vede solo lui, anzi lei. Le piagnone sono serve di una visione antropologicamente imperialista che le recluta allettandole con il miele del potere a lungo agognato ed ora finalmente ottenuto, e che fa loro dimenticare, quando parlano di "società maschilista", l'esistenza nel passato ed attuale in altre culture del mondo di aree vastissime di matriarcato.

Tornando alle visioni inculcate, io pensavo di essere vissuta negli anni Settanta della liberazione sessuale e di essere già passata oltre questi discorsi - il principe azzurro, mioddio - e con me un'intera generazione almeno. Se il problema è l'essere donna, da bambina avevo le Barbie ma ho anche giocato interi tornei di Subbuteo. Avevo le scarpette di raso rosa da ballo ma giocavo a calcio in attacco e, all'occorrenza, facevo a botte con certi spocchiosi cuccioli di miliardario con i quali ho trascorso l'infanzia. Ne ho prese, ma quante ne ho date! 
Ho potuto studiare ciò che ho voluto, ho potuto non sposarmi e non avere figli, prendere la pillola, vestirmi mescolando il wonderbra con l'anfibio, truccarmi o no. Ho potuto rendermi indipendente imparando che dovevo contare solo sulle mie forze, come qualunque essere umano vivente in questo crudelissimo gioco di ruolo che è la vita. Soprattutto non mi sono mai chiesta se il mio pensiero fosse femminile o maschile, perché era semplicemente pensiero. 
Insomma credevo di essere libera e quindi, se permettete, visto che non sono vissuta su Marte ma nel vostro stesso paese, tutta questa tematica gender la ritengo un falso problema, oltre che una rottura di coglioni. 
Come tutti gli atti di questa dittatura con il silenziatore, si prende la violenza contro le donne, un fatto che non può essere che esecrabile ma che è pur sempre marginale e che nasconde l'esistenza di una parallela violenza contro i maschi, ebbene si, per far passare un messaggio diverso, che si nasconde nell'ultima frase dell'intervista alla genderma: "Si cambia partendo dai bambini, gli uomini di domani". E' quella cosa dell'Italia cambia verso, immagino. Ecco quindi che vogliono cambiarci. Che carini.
Il gender assume allora un senso se lo inquadriamo in questo gigantesco campo di rieducazione gestito dalla Rivoluzione Culturale delle Guardie Rosse avanguardia della neoaristocrazia.


E che tristezza l'altra minoranza, quella omosessuale, che pensa di insegnare la tolleranza ed il rispetto di sé, quella che perde quando si presta a queste operazioni psicologiche di regime, attraverso i calci nelle palle e la rieducazione delle masse attraverso l'ingoio con l'imbuto del buonismo a tutti i costi.
Chissà come mai, nonostante sia cresciuta in una società borghese di merda e maschilista, sono riuscita a non essere omofoba e a rispettare le scelte sessuali altrui perché rispetto le mie? Non considero un merito né essere etero né omosessuale. Il sesso possibilmente deve rimanere un fatto privato se no, banalmente, perde di interesse. Il genere confuso con il ruolo, qual è questa tematica gender, quindi questo imbroglio, non mi interessa. 
E infine sono cresciuta a pane e David Bowie, il metrosexual c'era già quando io andavo alle elementari, quindi figuriamoci se mi faccio incantare dai donni barbuti del side-show del Parlamento Europeo in versione Barnum. Cantanti mediocri e volutamente osceni arruolati per svilire i diritti civili e ridurli a buffonata, a sberleffo, come quando disegnavi i baffi e la barba con la biro sulle foto dei giornali.
Con tante grazie a coloro che per difendere veramente i loro diritti ci hanno rimesso le penne.

Duchamp è altra merce

Anche la battaglia sul gender ce la chiede l'Europa, come ammette la Fedeli, che credevate? E' l'Eurogenderfor, la polizia politica che irrompe nel nostro privato.

Quando si vuole cambiare qualcosa di solito si ha una visione del futuro, un'immagine del punto di arrivo. Vi state chiedendo quale potrebbe essere la società del futuro e se il gender c'entri qualcosa? Potremmo chiedere lumi al precog Casaleggio ma è meglio fidarsi del buon vecchio conte Kalergi, che è sempre una garanzia quando si parla di architettura europea.
Guardate cosa vi ho trovato, l'edizione francese di "Praktischer Idealismus" del 1925 del quale citano sempre solo la celebre frase sull'umanità futura che sarà all'insegna del meticciato che fa scattare gli allarmi del politically correct, perché viene scambiata per una frase libertaria e progressista invece di un inno all'eugenica qual è in realtà e fa diventare chi ne denuncia il carattere razzista un losco estremista di destra.
(La trovate a pag. 18. Più avanti trovate il libro intero in un comodo reader. E' in francese ma voi avete fatto sicuramente l'Erasmus a Parigi. Io no e non ho mai studiato il francese, quindi non chiedetemi come faccio a conoscerlo e a tradurlo. Chi è traduttore madrelingua può anche bastonarmi se la traduzione non risultasse ad hoc.)

Ecco quindi Richard che, parlando più ampiamente dell'architettura futura dell'umanità, se mi permettere la nota professionale, allucina la propria origine meticcia idealizzandola e mitizzandola come solo uno con un complesso di inferiorità grosso così può fare. 
"Oggi, all'alba di una nuova era, è sorta una nuova nobiltà, scaturita in maniera casuale e pericolosa dalla mescolanza del sangue, che si è sostituita alla nobiltà di rango. Una nobiltà di individui da cui nascerà la nuova razza nobile internazionale ed intersociale di domani.
Tutte le persone eminenti per bellezza, forza, energia e spirito si riconosceranno e si uniranno grazie alle leggi misteriose dell'attrazione erotica che oltrepassano i limiti tra gli umani  imposti artificialmente dal feudalesimo e dal capitalismo. Di conseguenza, le donne più belle ritorneranno automaticamente agli uomini più significativi e gli uomini migliori alle donne più eminenti.
Più un uomo sarà perfetto nel fisico e nello spirito e maggiore sarà il numero di donne ugualmente nobili tra le quali sarà libero di poter scegliere. Gli uomini e le donne di minor valore invece dovranno accontentarsi di persone di valore minore. Di conseguenza, lo stile di vita erotico delle persone inferiori e mediocri sarà l'amore libero, il matrimonio libero. La nuova nobiltà di riproduzione disciplinata del futuro non emergerà quindi dalle norme artificiali della cultura delle caste umane ma piuttosto dalle leggi divine dell'eugenismo erotico.
La classificazione naturale della perfezione umana rimpiazzerà la classificazione artificiale imposta dal feudalesimo e dal capitalismo.
Il socialismo, che ha già cominciato abolendo la nobiltà di rango e livellando l'umanità, trionferà nella produzione della nuova nobiltà mediante la differenziazione dell'umanità. E' qui, nell'eugenismo sociale che risiede la sua più alta missione storica, tutt'ora misconosciuta: giungere, da un'ineguaglianza ingiusta, attraverso l'uguaglianza, ad un'ineguaglianza giusta. Passando sopra le macerie di tutte le pseudo-aristocrazie verso una vera nuova nobiltà."
(fonte: Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi, "Idéalisme pratique - Noblesse, Technique, Pacifisme" (1925), pag. 46-47)


Non male, vero? Anzi, proprio esticazzi! Non è sorprendente l'ultimo paragrafo sul ruolo storico del socialismo? "Attraverso l'uguaglianza, giungere ad un'ineguaglianza giusta." I conti, è proprio il caso di dirlo, tornano sempre.

sabato 22 novembre 2014

Avanti ripopolo


Orsù, in attesa dei risultati delle regionali in Piddinia, apprestatevi a baloccarvi con la fiction di regime sugli unici Spinelli che non solo non vi proibiscono ma vi obbligano a passarvi l'un l'altro da bravi piddini, per celebrare il fogno europeo antifassista che, secondo gli allucinanti comunicati stampa di presentazione della RAI, sarebbe ormai divenuto realtà. Chissà quando, visto che l'Europa attuale, in preda al mercantilismo culone, al principio del beggar thy neighbour e del kill PIL, è più un troiaio, una situazione di degrado condominiale da Vele di Scampia, una Tor Insipienza all'insegna della sopraffazione e della riproletarizzazione forzata delle classi medie, piuttosto che un ideale di pace e fratellanza.

"Un mondo nuovo", si intitola il marchettone europeista, uno degli ultimi atti di devozione alla Sovrastruttura di una TV pubblica destinata a confluire dell'Istituto Luce nel senso dell'ENEL. Chissà se il rimando ad Aldous Huxley ed al suo romanzo distopico "Il mondo nuovo" su una società futura sovrappopolata e superorganizzata divisa rigidamente in caste e dominata dall'élite, dove sono permessi la promiscuità sessuale e il godimento illimitato artificiale ma il dissenso è vietato, è un atto meravigliosamente inconscio, una di quelle straordinarie coincidenze che si possono cogliere interpretando la realtà come un continuum multidimensionale di coscienze.
Un mondo nuovo all'insegna del più rigoroso antinazionalismo, si intende, visto che Emiliano Brancaccio ci ricorda che "le nazioni sono l'espressione del capitale." Chissà invece l'internazionalismo, ma sarebbe meglio dire la globalizzazione delle multinazionali, di cosa saranno espressione. Magari scoprendolo si potrebbe capire che l'attuale anticapitalismo finanziario è più pericoloso del capitale ma poi si rischierebbe di ammettere che, per i lavoratori ed il loro benessere, ha fatto di più Keynes dei sindacati.


Tornando all'epopea della mejo gioventù che voleva solo il nostro bene (pensate se ci avessero voluto male), il ritorno nostalgico alle origini è tipico dei regimi in avanzato stato di putrefazione, e in clima ormai da Seconda Repubblica di Salò, anzi di Ventotene, la sinistra si arrocca sull'europeismo ad oltranza. Ovvero sul momento in cui ha scelto di votarsi al più neoaristocratico e reazionario progetto di design sociale di tutti i tempi, disvelando così la sua vera natura pauperofila. In fondo la perversione delle missionarie la cui santità si esprime solo se permangono la povertà e la sofferenza dei disgraziati che hanno affidati in comodato d'uso.
E se vi dicessi che l'ultima incarnazione dell'internazionalizzazione da loro tanto amata nasconde un progetto potenzialmente genocida? 

Fate molto male a ridere dei talk show. Se li guardaste capireste cosa hanno in serbo per voi e fareste in modo di prendere alcune misure precauzionali. Su quelle poltrone diventano straordinariamente sinceri. Basta accendere la lucina rossa e sventolar loro davanti una felpa con scritto EMILIA a mo' di muleta e confessano senza problemi che "la proprietà immobiliare deve avere una funzione sociale" (cit. Emiliano, del PD) e quindi le case sfitte vanno affittate se non addirittura requisite per darle a chi ne ha bisogno. Il punkabbestia che è in loro. E lo dicono pure due giorni prima delle elezioni, senza alcun pudore. 
La scopolamina che li fa confessare è l'ebbrezza del potere che hanno raggiunto e che credono essere ormai indiscutibile perché il pinocchietto si sta sbattendo come un ossesso per uno strapuntino nella Ur-Lodge e il biglietto per Elysium credono di averlo già tutti in tasca.

Ma lasciamo perdere Ventotene, che fa parte al passato, e guardiamo al futuro - che non appartiene agli Stati Uniti d'Europa perché di Stati Uniti bastano e avanzano quelli imperiali - ma che apparterrà alle corporation, alle multinazionali che potranno farvi causa anche solo per aver osato pensare che possano inquinarvi. Se la sinistra, pur di rimanere abbarbicata al potere accetterà il TTIP, preparatevi a recitare la preghiera: "O Monsanto onnipotente che sei nei CEO, sia sacrificato il nostro nome, venga il tuo regno". Rimpiangerete la Thyssen-Krupp, i Riva dell'ILVA e l'amianto.

Volete sapere qual è il vero sogno europeo del futuro, pensando ad un periodo che si estenda grosso modo fino al 2050? Ricordate cosa disse la Barbara Spinelli (figlia di Altiero, tout se tient) tempo fa da Mentana?



Chi sono i demografi che "ce lo dicono", che abbiamo bisogno di una decina di milioni di migranti in Italia?
Ed inoltre, ricordate la Presidenta della Camera e "lo stile di vita del migrante che sarà presto quello di molti di noi"?



(Un giorno parleremo del perché mandano sempre avanti le donne a dire queste cose.)

Ebbene, i demografi in questione sono l'ONU, attraverso il suo Dipartimento di Affari Economici e Sociali.
In questo paper del 2000, intitolato "Il ripopolamento per migrazione può essere una soluzione all'invecchiamento e diminuzione della popolazione?" vengono proposti alcuni scenari futuri riguardanti paesi come Francia, Germania, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Federazione Russa, Regno Unito e Stati Uniti e macroregioni come l'Europa e l'Unione Europea. All'Italia è dedicata questa parte della ricerca.

Il presupposto dello studio è che la diminuzione della natalità in questi paesi e il progressivo invecchiamento dei loro abitanti siano un grave problema. Indi per cui in futuro, a meno di elevare  l'età pensionabile fino ai 75-77 anni di età, si dovranno ripopolare questi paesi con migranti che, con il loro lavoro, possano mantenere la popolazione più anziana. Per l'Italia si parla di una dozzina di milioni di migranti necessari per mantenere costante il tasso di popolazione. Come sostengono appunto le posizioni delle missionarie qui sopra: la figlia del padre dell'Europa e la portavoce dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati.

Ora, lo suggerisce anche il Galton Institute a commento del paper, perché mai la diminuzione della popolazione nei paesi suddetti, se il livello di servizi e welfare viene preservato e non cancellato dall'iperliberismo della shock economy, dovrebbe costituire un problema? Per la denatalità non sarebbe più pratico ristabilire il principio di piena occupazione e far si che le donne, aiutate da opportuni programmi di sostegno alla maternità, possano ricominciare a fare figli?
E perché i futuri anziani dovrebbero aver bisogno di manovalanza straniera che li mantenga (magari a minijobs che non basterebbero neppure per la sua sussistenza) se non ipotizziamo una popolazione futura di italiani, nel caso nostro, a quel punto ormai spolpati di ogni loro proprietà e ridotti in miseria da pensioni da fame?
Come mai il paper non cita gli ovvi effetti collaterali di un ripopolamento  ritenuto inevitabile, imposto e non liberamente scelto sulla popolazione autoctona e sembra parlare dello spostamento di pedoni su una scacchiera e non di esseri umani? Quelli dell'ONU credono veramente che l'aumento esponenziale di migranti in territori già densamente popolati, possa avvenire senza alcun problema di ordine pubblico e convivenza civile, se non addirittura di spargimento di sangue? Conoscono la storia delle tribù pellerossa e di cosa accade generalmente, anche nel mondo animale, quando una popolazione vuole sostituirsi ad un'altra in un territorio? Hanno idea di cosa parlano quando pensano di "ripopolare" il Giappone?
Io credo che si tratti di un progetto folle e criminale di totalitarismo genocidario, che persegua i suoi scopi attraverso lo shock dell'invasione.

Ma non basta. Visto che i paesi target sarebbero quelli occidentali e maggiormente industrializzati, si deve dedurre che i flussi migratori debbano provenire dal resto del mondo, in specie dall'Africa? Come mai, a far da contraltare alla preoccupazione per la diminuzione della popolazione dell'occidente industrializzato non si accenna alla sovrappopolazione del terzo mondo, suggerendo magari di adoperarsi per un riequilibrio tra i due opposti problemi? Se si migliorassero le condizioni di vita nel terzo mondo non vi sarebbe alcun bisogno di migrazioni forzate (o è giunto il momento di chiamarle deportazioni?) e si aprirebbero nuovi spazi di benessere nel mondo, da aggiungere a quelli già raggiunti e preservati nel primo mondo..
Qui sembra invece che si voglia mantenere la subalternità del terzo mondo in modo da produrre quei milioni di migranti "necessari" alla terzomondizzazione del primo mondo, ovvero il compimento della colonizzazione totale da parte dell'anticapitalismo delle corporation per la realizzazione di un Mondo Nuovo. Un mondo che celebra l'unione contronatura tra i principi dell'internazionalismo e i piani elitari di meticciato imposto e di distruzione delle identità dei popoli. Un mondo all'insegna della povertà diffusa e della ricchezza segregata nelle mani di pochissimi.
Ricordate, non parlano più di ospitalità e di accoglienza. Parlano di ripopolamento. Soylent Green is made out of people.

giovedì 20 novembre 2014

Contro il fottuto voto di appartenenza


Domenica qui in Piddinia-Piadinia si vota per le regionali. Osservando il fenomeno dalla prospettiva piddina, visto che si dà per scontato che questa sia ancora una Regione Rossa, si prevede con preoccupazione una forte astensione, pari ad oltre il 50% degli elettori. Motivo ufficiale: le inchieste sulle spese pazze, compreso un dildo o anal plug, non si è ben capito, di una consigliera, inserito nella lista dei rimborsi. Fosse solo quello ci sarebbe da ridere, in realtà la regione soffre del male comune di tutte le aree governate da un partito che, finché le vacche erano grasse ed esisteva uno Stato che non aveva la paturnia della "spesapubblicaimproduttiva", poteva vantarsi di applicare con successo un socialismo da sugo fatto non di ristrettezze ma di opulenza. 
Oramai, tra le vie Lenin e Che Guevara con i palazzoni in disfacimento, i negozi chiusi ed intere aree industriali di capannoni abbandonati, le strade piene di buche ma con le rotonde intitolate ai "Lavoratori licenziati ingiustamente" (vista oggi a Imola, giuro) che in periodo di Jobs Act e cancellazione articolo 18 voluti dalla sinistra fantasiosa al potere suonano una presa per il culo; la giungla che forma il verde pubblico lasciato crescere indiscriminatamente e il melting pot da società destrutturata che per carità non te ne puoi lamentare se no sei razzista, la ex prosperosa e godereccia Emilia Romagna comincia a sembrare una DDR peri-post-Anschluss. Per non parlare delle zone terremotate o danneggiate dalle recenti alluvioni.

Il piddino guarda tutto questo, che non è altro che lo squallore montante da decadenza programmata da shock economy e, purtroppo ancora in troppi casi, soprattutto tra gli anziani, non si fa la domanda: "Perché ci stiamo riducendo così?" Non sarà per caso colpa del partito che ci governa da duemilacinquecento anni e che ha deciso di partecipare alla nuova versione di Giochi senza Frontiere dove vince la squadra di politici che per prima e meglio deindustrializza il suo paese? In palio uno strapuntino in una Ur-Lodge ultrareazionaria e qualche banca bollita in omaggio per la volonterosa dirigenza carnefice.

Nei paesi anglosassoni, dopo che si è votato un partito e questo ci ha delusi, si vota lo schieramento opposto, salvo poi tornare all'ovile se anch'esso non ci rappresenta nei fatti. Passare da un partito all'altro è normale e non è considerato, come da noi, mancanza di coerenza ed eresia dolciniana.
Qui c'è ancora troppo il voto a vita per il partito. L'ergastolo elettorale. Il voto tramandato di padre in figlio. 
Cambiare bandiera è inaccettabile, come convertirsi ad una religione. Sono convinta che vi sia anche una forma di scaramanzia nel votare sempre gli stessi anche se sono ormai obiettivamente invotabili. Un qualcosa del tipo: "Chissà mai che, se quest'anno non li votiamo, non ci muoia il gatto".

Il voto di appartenenza è una iattura e di fatto paralizza la democrazia, perché garantisce al partito che ha tradito il suo elettorato non rappresentandolo e arrivando perfino ad andare contro i suoi interessi, di farla sempre franca e impedisce al suo elettore di punirlo negandogli il voto alle successive elezioni.
Il piddino d.o.c. non ha il coraggio di incolpare il partito, perché sarebbe come sputare sulla tomba del nonno partigiano e dare un dolore alla mamma berlingueriana, e tanto meno osa votare per "quegli altri" e quindi, al massimo massimo, non va a votare. Da qui la previsione del 50%+ di astensione, salvo sorprese e rinsavimenti improvvisi e posto che, soprattutto tra i più giovani, non si abbandoni finalmente il voto di appartenenza in favore di un voto di opportunità.
Il fatto che, alle ultime elezioni politiche, una parte dell'elettorato di sinistra si sia spostato sul M5S è un segno di possibile ulteriore sommovimento nelle file dell'elettorato. E' facile che, dopo essere passato al M5S ed esserne usciti magari delusi, quel voto si sposti di nuovo in altra direzione, magari a destra o ritorni a sinistra.
In ogni caso, il dinamismo elettorale è solo positivo e se adottassimo tutti un atteggiamento da puttane elettorali, da gente disposta a darla al migliore offerente, per puro interesse e senza guardare in faccia nessuno, colori o bandiere o appartenenze, ma solo a chi ci rispetta e difende, con il prerequisito che, se non fai il nostro interesse, la prossima volta te ce mannamo tutti in coro, forse ne guadagnerebbe anche la democrazia.

martedì 18 novembre 2014

PD's Anatomy


Questa sera offro alla vostra riflessione alcuni brani di un articolo di Giulio Sapelli che è più impietoso di un referto autoptico e che condivido per l'analisi dell'attuale classe dirigente piddina dello gnocco fritto e della ribollita, quella tosco-emiliana, quella che ha partorito Renzi, Delrio, la De Micheli, Poletti, Gozi, Franceschini e altri bei pezzi da novanta, il cui acume economico riempie paginate di storify che, non fossero tragici, darebbero lo spunto continuo per nuovi volumi di barzellette.

Quella di Sapelli è una bella rievocazione storica degli anni novanta e di quello che chiama “golpe morbido”. Di quando cioè, essendo già avvenuto il divorzio tra Banca d'Italia e Tesoro, si preparava il terreno alla cavalcata eroica delle valkirie filotedesche verso la moneta unica o l'unica moneta per soggiogarli tutti, l'euro.
"Gli anni in cui la triade capitale internazionale, capitale nazionale teso al rent seeking delle privatizzazioni senza liberalizzazioni (Da Rold insegna) e magistratura, tutte mossero all’attacco di ciò che si opponeva al disegno della conquista economica dell’Italia. Come ciò che accade oggi sotto i nostri occhi per via europea teutonicamente egemonica. La corruzione certo dilagante offrì l’estro, come del resto accadde e accade sempre in tutto il mondo.
Risparmiò, la triade, solo le alte cariche dello Stato perché le cuspidi della Pubblica amministrazione si adeguarono prontamente al nuovo padrone e risparmiarono altresì gli esponenti delle subculture comunista e della sinistra cattolica democristiana.
Nobili tradizioni. Quella cattolica mutò rapidamente di pelle e divenne le più solerte sostenitrice della nuova dislocazione delle forze in campo, stringendo formidabili rapporti con il mondo bancario nominando alla sua testa i suoi rappresentanti più illustri, oltre a dominare il campo delle privatizzazioni in una inusuale alleanza con ciò che rimaneva della massoneria post-nittiana e post-beneduciana.
I comunisti ebbero un travaglio più tormentato. Sconfissero sul campo, grazie alla cultura della fedeltà indiscussa al partito, quei settori della magistratura e degli interessi occulti che volevano trascinare anch’essi nel baratro della galera. Si salvarono i vertici. Pagarono i secondi, anche se avevano il nome di Primo. Fu una prova del fuoco a cui si sottrassero coloro che successero al vecchio gruppo dirigente dopo la morte di Alessandro Natta. I giovani turchi dalemiani e veltroniani vestirono allora gli smoking del capitale finanziario e della liberalizzazione senza criterio tecnico o scientifico. Costruirono un’identità dimidiata del nuovo partito che veniva facendosi nella perdita dell’insediamento storico: ossia operai, artigiani, piccoli imprenditori, intellettuali di altissimo livello. A ciò sostituirono un insediamento nuovo e volatile, tenuto insieme non più dalla politica ma dalla propaganda, ossia dalla politica minorata: l’impiego pubblico, gli intellettuali della moda e dei rotocalchi alla Eco, i bancari e i banchieri, quei magistrati protesi a trasformare l’ordine giudiziario in potere.
Una cosa però accadde: tragica. Nel vecchio PCI mai nessun emiliano e toscano era mai assurto alla segreteria politica, alla cuspide del partito, dove regnavano da sempre torinesi e romani con qualche sarda e nobile inserzione. Itoscani e gli emiliani erano le furerie addette ai carriaggi e alla manutenzione del sistema burocratico e amministrativo locale e nazionale. Esseri di serie B: ammirati ma distanziati dalla politica di largo respiro. Addetti al finanziamento e alla propaganda. Costoro, i rifiutati, erano considerati utili idioti - in senso tecnico, appunto -, quasi i componenti della cosiddetta sinistra indipendente, i quali dovevano solo e sempre loro fornire tecnici e pontieri a un partito operaista e di competenze umanistiche piuttosto che economiche. E dovevano offrire in primo luogo legittimazione borghese a un partito che tutto era meno che borghese. La mutazione del Partito democratico nelle sua varie fasi ha rovesciato quel sistema di formazione della cuspide della classe politica ex comunista: ora a comandare sono gli esclusi di allora. Privi di logica politica in senso pieno ossia strategico, continuano ad amministrare piuttosto che a dirigere, anche quando a dirigere sono chiamati. La recente avventura bersaniana è una sorta di rappresentazione drammatica di tutto questo. L’antiberlusconismo è la loro sola e unica vis politica e polemica. Di qui il pragmatismo dei Bersani e dei gruppi che li circondano con un fare post-democristiano che solo Cossiga seppe bene descrivere." (fonte)
A proposito di Bersani, quello che nell'immaginario propagandistico piddino è LA BRAVA PERSONA (sottintendendo che gli altri sono evidentemente pendagli da forca?) Eccovi un estratto da un'intervista rilasciata al Financial Times nel 2012 e ripresa in questo articolo. Dopo aver dichiarato che "non intende rinegoziare il Fiscal Compact e gli altri trattati - ma non avevamo dubbi - Bersani presenta le sue credenziali europee:
"I have helped Italy join the euro, I am the secretary-general of the most pro-European party of Italy, and I have supported all the policies and reforms that Europe has asked us to do over the years,” he says, smoking his trademark Toscano cigar.
“We want to accelerate the integration process as a remedy to fight the recession that is hurting the whole of Europe. So far we have taken some important steps forwards but more has to be done.”
Mr Bersani rejects the populist, anti-German stance adopted by Mr Berlusconi.
“I am not going to quarrel with Germany. I want Italy to have a serious, frank and friendly relationship with Germany based on rational and realistic arguments,” Mr Bersani said. “In fact I agree with many of the criticisms Germany makes to countries like Italy because I made the same criticism to Mr Berlusconi.”

Non ve lo traduco tanto lo capite lo stesso, avendo fatto sicuramente l'Erasmus. Pensate che questi, non solo ci hanno consegnato mani e piedi legati all'Europa ma ora si apprestano a metterci al collo il cappio del (Bad) TTIP. L'unconditional surrender nelle mani di quelle brave persone dei CEO delle multinazionali tipo Monsanto o Union Carbide. La bhopalizzazione globale. Se volete sapere cos'è il Transatlantic Trade and Investment Partnership, leggete questo esemplare post di Bagnai.
Auguri. Grazie alla peggiore morchia piddina, ottenuta scartavetrando il fondo del comunismo all'italiana, lavoreremo vent'anni di più e guadagneremo come se fossimo bambini del Bangladesh.

domenica 16 novembre 2014

Il buco col trippone intorno


Ho appena visto "Interstellar", il nuovo Christopher Nolan. Poteva questo blog, con il nome che porta, non recensirlo? (Attenzione, tracce di spoiler qua e là.)

Sono un po' frastornata perché, diciamolo, è bello ma è un bel trippone. All'uscita per un momento mi è sembrato fossero trascorsi cinque anni, fossimo tornati alla lira e il PD si fosse nel frattempo estinto.
Purtroppo no. Siamo ancora in questo spazio-tempo, in questo bruttissimo viaggio di fine 2014, nell'Italia del 41% al partito bestemmia.
Perché ho fatto quella strana associazione tra il film e la situazione politico-economica? Non è un buon segno quando la realtà condiziona anche il momento di evasione, di fantasia. E' segno di regime.
Ed ecco quindi il grande buco nero, Gargantua, che ti fa pensare a Deutsche Bank e ai suoi derivati, all'ERF, al Fiscal Compact, ma anche il finale che diventa rivoluzionario e consolatorio, constatando che, se il tipo è riuscito ad attraversare il buco nero e ad uscirne indenne, vuoi che noi non riusciamo ad uscire dall'euro?

Ma ora veniamo alla vera fantascienza. Claudio Borghi su "Linea d'Ombra" di Adriana Santacroce, l'altra sera, che cerca di sfuggire al paradosso spazio temporale luogocomunista della piddina e del  sindacalista CGIL su Europa e la questione euro ed alle loro siderali scemenze. Come dice il sindacalista ad un certo punto, contestando i fatti di Borghi? "La fantascienza non dà risultati concreti!" 
Tutto è connesso.




Ma, e la recensione di "Interstellar"?
Eccola, scusate.

M. Night Shyamalan che guarda "2001 Odissea nello spazio" sotto LSD.


venerdì 14 novembre 2014

Il tallone d'Achilli. La sinistra e le resistenze


L'intelligencjia di sinistra rappresenta un fenomenale serbatoio di case studies di psicologia dinamica. Osservarne il comportamento in condizioni di stress, come abbiamo la fortuna di poter fare in questo periodo storico, è illuminante. Lo stress allenta alcune difese, ne amplifica altre, attiva i meccanismi di difesa ed emergono tutte le tonalità particolari (isterica, ossessiva, narcisistica e masochistica) delle resistenze di quella che Wilhelm Reich chiamava corazza caratteriale. Corazza che mantiene l'Io attaccato alla malattia ed esprime la resistenza alla guarigione, al cambiamento, all'ammissione dei propri errori (nel caso della buona fede) e/o del proprio tradimento (nel caso della colpevolezza per alcune scelte scellerate), con il conseguente rifiuto nevrotico dell'unica soluzione possibile al problema, nel qui ed ora; ovvero un'inevitabile rottura con il  passato ed il suo superamento.
Lo stress post-traumatico da shock sistemico però elicita anche le risposte forse più interessanti per l'osservatore. Quelle che provengono incontrollate dal lato oscuro, quello più profondo della deriva dissociativa, la scissione psicotica del "mamma, cos'hai fatto!" dei Norman Bates de sinistra, ovvero della negazione allucinatoria dell'essere responsabili dei propri fatali errori e complicità e della proiezione della colpa sugli altri: in primis sugli oggetti sui quali agire l'anti-ismo rituale (su Berlusconi prima, oggi su Grillo) e il primadoveravatismo.

Lo spunto per queste riflessioni è un articolo su "Politica  e Economia", una sorta di incontro leopardiano tra un venditore di almanacchi anni '60 tipo Lotta Comunista, Riccardo Achilli e un viaggiatore, Sergio Cesaratto.
Stanno discutendo, come perfino a sinistra sono ormai costretti dall'emergenza a fare, di uscita dalla trappola dell'eurozona. Trascrivo il punto di vista di Achilli - rimandandovi al testo originale per le risposte fin troppo signorili ma assai puntuali di Cesaratto - perché è un sunto perfetto di cosa è la forma mentis e tutto lo spettro patologico, dalla nevrosi alla sociopatia, di quella che ancora chiamiamo sinistra perché è giusto chiamare i carnefici con il loro nome. Sono meravigliosi i compagni perché parlano come sotto siero della verità, senza pudore e senza vergogna, in un perfetto stream of unconsciousness.

Premette Achilli:
"A mio parere l'idea di fuoriuscita dall'euro non è praticabile, non solo per motivi economici (isolandosi dai mercati finanziari prima o poi si paga pegno, ed i controlli sui flussi di capitale possono essere fatti per un periodo breve, pena lo strangolamento per autarchia) ma soprattutto per motivi politici (torneremmo all'Europa degli Stati nazione in competizione commerciale, in un periodo di grave crisi economica, e la risposta nord europea alla svalutazione competitiva mediterranea sarebbe quella di barriere protezionistiche di vario genere. Le conseguenze in termini di tensioni geo politiche sarebbero evidenti, e tornare a Napoleone III contro Bismarck mi sembra un pochino pericoloso). Di uscita ordinata e concordata nemmeno a parlarne. Non ci sono le condizioni politiche, a meno di sterminare l'intero establishment politico ed economico europeo."
Niente di nuovo. Qui agisce la regressione ad infante soggetto alla pedagogia nera luterana così ben introiettata come Super-Io dai volonterosi seguaci del neopaternalismo con il ditino alzato dei padroni europei e propagandato 24h24 dai loro spin mediatici. Se non fai le riforme, ovvero i compiti, starai un mese senza cartoni. Siete cialtroni, fannulloni (ovvero improduttivi), ladri e vi masturbate troppo.
Avete notato che le scenette "satiriche" accessorie dei talk show dei famigli del ministero della propaganda, come quest'ultimo dedicato alla Renzijugendsono tutte improntate all'autorazzismo ed all'inoculazione dell'autocommiserazione? Faccio notare tra parentesi che, secondo la tradizione classica, l'oggetto della satira è sempre il potente, mai il sottoposto. Ridere del greco impoverito e del giovane disoccupato (disoccupato, s'intende, perché non ha voglia di lavorare, difetto abbastanza diffuso in Italia ma sicuramente non da generalizzare con i metodi subdoli dell'odioso stereotipo razzista) non è satira, è sberleffo. Il ricco che sbeffeggia la disgrazia del povero non è satira. E il servo che sbeffeggia la disgrazia del povero per conto del ricco è un infame.

L'Italiano e il Greco vengono pseudospeciati, rattizzati e considerati portatori di peste in quanto espressioni del concetto di nazionalismo, forse il principale oggetto fobico della sinistra di cui il fascismo diventa solo l'epifenomeno. Tutto ciò che è utile a combattere il nazionalismo è accettabile, perfino il più bieco e neoaristocratico nonché ultracapitalistico progetto di regressione del modo di produzione da industriale a schiavistico quale quello in atto in Europa e nel mondo. Per un fatale equivoco storico, la globalizzazione e la sua tendenza all'omologazione attraverso la destrutturazione delle diverse culture ed identità viene vista dalla sinistra, attraverso il prisma fobico dell'avversione per il nazionalismo, come incarnazione ultima dell'ideale internazionalista. Il meticciato e il caos etico dell'ideologia gender sono imposti dall'aristocrazia come feticci e parodie di valori, propagandati dal paneuropeismo avanguardia della dittatura delle multinazionali che, dopo essersene servito come strumento di conquista del continente, spazzerà via per ultimo il fin troppo molesto e nefasto nazionalismo tedesco, vengono scambiati dal frame di sinistra come ugualitarismo (figuriamoci!), antirazzismo e, appunto, internazionalismo.
Di questa cecità antinazionalista e dell'equivoco internazionalista è logica conseguenza l'apologia della sudditanza:
"Ciò premesso, nel breve periodo abbiamo due alternative: Renzi con qualche grado di libertà (premesso che comunque la sovranità economica nazionale non esiste più almeno dal 2011) cioè Renzi che, entro alcuni limiti, può scegliere il "come" raggiungere obiettivi eterodeterminati, oppure Renzi commissariato, cioè Renzi che non può nemmeno avere un minimo di voce in capitolo sul come raggiungere questi obiettivi prefissati dall'Europa.
Ebbene, io scelgo il Renzi commissariato per tre motivi:
a) perché guida un manipolo di incapaci, incompetenti e cialtroni. Lo vediamo dalla qualità delle politiche economiche scelte, dalla "fantasia" sulle coperture finanziare dei provvedimenti, dall'assenza di una sia pur minima idea generale del Paese, da riforme istituzionali (ad iniziare dalla riforma Delrio sulle province) assolutamente scombinate e pericolose;
b) perché, dato che le riforme istituzionali interessano marginalmente l'Europa, e ingorgano il Parlamento, c'è la speranza che un commissariamento porti le riforme istituzionali su un binario morto. Salviamo il salvabile. Non possiamo salvare l'economia e la società dall'euro-trappola, perlomeno cerchiamo di salvare le istituzioni della democrazia, in attesa di tempi migliori;c) perché la limitata autonomia di Renzi passa per il tramite di un accordo con FI, in cui quest'ultima entrerà organicamente dentro il Governo. Ed il negoziato, per chi non se ne è accorto, è già partito. Personalmente, ritengo che una futura riscossa del Paese passi anche da fattori civili e morali. Un condannato per un reato socialmente odioso come l'evasione fiscale non può tornare a dettare l'agenda di governo del Paese. I partigiani vinsero la loro guerra morale nel Paese perché mostrano una superiorità culturale ed etica rispetto alla meschinità piccolo borghese del fascismo...

(Scusate, interrompo, avete sentito la scossa di terremoto? Gli esperti di fracking dovrebbero pensare di usare questo tipo di oscenità dirompenti per fratturare lo scisto. Potrebbe essere assai conveniente.)

Il senso è questo: noi della sinistra ci facciamo incantare dalle sirene dell'ultraliberismo (mai che qualcuno di questi compagni ci spieghi anche PERCHE'); applichiamo le shock therapies eterodirette poi, quando un paese è distrutto pretendiamo ancora di governare perché i veri principi della sinistra non muoiono con la sinistra potenzialmente ridotta a percentuali da albumina dalla furia popolare.
E quali diavolo sarebbero i fattori civili e morali?
Di solito, quando maggiormente rischia di essere scoperta nel suo gioco sporco al servizio del Capitale, tanto più la sinistra ripiega dall'economico al "privato" e smania di egualitarismo, irrora il buonismo, bercia di cosmetica dei diritti civili, pratica il femminismo lisergico e si erge a paladina dell'antirazzismo ed antifascismo, mentre ovviamente difende l'indotto legato all'industria dell'emigrazione. Più dà dei razzisti e fascisti ad altri, più si sta comportando in modo razzista e fascista contro i suoi stessi simpatizzanti ed elettori e più deve mettere in atto come difese la sublimazione e la formazione reattiva. Facilmente si cade nel ridicolo. Stamattina il Fatto Quotidiano titolava, a proposito dei disordini di Tor Sapienza, nati dal solito esperimento di etologia applicata alla convivenza tra cittadini: "LO STATO SI ARRENDE AI FASCISTI". Il Fatto, non il Rude Pravo.

Tornando al pelide Achilli, ed agli infiniti lutti addotti agli achei dall'Europa. Dall'impasse si esce affidandoci alla Troika, ovvero al più bieco e transuranico potere capitalistico. Tanto più che, commissariandoci, se non ci fanno il mazzo tanto, c'è perfino la possibilità che ci scappi la rivoluzione proletaria:
"Viceversa, è possibile che un completo commissariamento di Renzi stimoli una riscossa patriottica in un popolo depresso e incapace di reazione, ed inoltre lo metta finalmente di fronte alla miseria, allo squallore, alla cialtronaggine tecnica, politica ed umana della sua classe dirigente.
Dopodiché è vero che non si può lanciare il "W la Trojka" come slogan politico. Sarebbe un suicidio politico, di consenso, ecc. ecc. Ma fortunatamente, per quanto mi riguarda, non ho l'obiettivo di prendere voti, quindi cerco di ragionare con la mia testa, liberamente. Quello che però reputo pericoloso, e sbagliato, è difendere un feticcio di sovranità nazionale che non esiste più, il che riviene a difendere la diarchia Renzi/Berlusconi, che sarà inevitabilmente benedetta da Napolitano.
Se poi mi si convince che esiste un'altra strada, praticabile e non onirica, ovviamente sarò ben contento di seguirla."
Questo è il passaggio più dissociato ed allucinatorio perché, oltre alla contraddizione dell'uso del termine "patriottico", che l'autore dovrebbe riconoscere come reflusso fascista e nazionalista ma che gli è evidentemente scappato per un'improvvisa incontinenza sfinterica, ancora una volta parla di quella "classe dirigente" come se non fosse quella del partito, delle partecipate e delle cooperative rosse. Qui, di solito scatta una tipica negazione: "Ma il PD non è la sinistra!"

Perché Achilli non è capace di indignarsi per l'ormai certo golpe del 2011 e considera un fatto normale la perdita di sovranità che in fondo è anche la sua, per non parlare dell'incomprensibile alleanza di governo della sinistra con il condannato per evasione fiscale? Chi sono gli incompetenti e cialtroni di cui parla se non coloro che sono stati scelti da Renzi, il segretario del maggiore partito della sinistra scelto dal popolo dei militanti del partito della sinistra? Un'altra possibile tipica negazione a questo punto sarebbe: "Ma quella non è la vera sinistra!

Non è forse la pellaccia del serpentone metamorfico sparsa per tutto il paese, non è il partito che impone le azdore di fila con l'obbligo del non capire un cazzo nei posti altrimenti riservati agli esperti di economia (quantunque, sentiti certi economisti) a stringere nelle sue spire il collo della nostra economia? Quello che non vede l'ora di deindustrializzare il paese come nemmeno la Thatcher per l'interesse della finanza in cambio della possibilità di divertirsi un po' con l'odiata borghesia con il pungolo della patrimoniale?

Perché non è possibile uscire dall'eurotrappola se non sottomettendosi ai neo-schiavisti del TTIP ed alle loro Hartztruppen, il che pare un'obiettiva assurdità?

Che sia un problema esclusivamente ideologico? Forse se non avesse passato il suo tempo, come gran parte di coloro che si rifanno ad una visione agorafobica e manicomiale del marxismo, ad aver paura di essere condannato come  piccolo-borghese, idealista e fascista e di ricevere la riprovazione di un proletario inesistente e fantasmatico, per citare Costanzo Preve, Achilli si renderebbe conto della colossale cantonata presa dalla sinistra continentale nei confronti del progetto paneuropeo reazionario mascherato da Stati Uniti d'Europa e del potenziale rivoluzionario rappresentato dal concetto di riscossa nazionale attivata dalla solita vecchia coscienza infelice borghese. Qualcuno a sinistra comincia ad uscire dal torpore, comincia a capire e a vedere l'errore. Sono ancora pochi ma ci sono.
Il paraocchi dell'ortodossia, quindi? Attenzione, nel paragrafo citato c'è anche un'importante e forse involontaria confessione che rende il quadro generale assai grave:

"Dopodiché è vero che non si può lanciare il "W la Trojka" come slogan politico. Sarebbe un suicidio politico, di consenso, ecc. ecc. "
Allora perdio lo sanno che la Troika non porta niente di buono. Lo sanno che sarà un massacro. Allora ci fanno. Probabilmente, se l'inferenza non è troppo azzardata, lo sapevano anche quando ci hanno portato nell'eurozona, che sarebbe stato un massacro. Hanno allegramente ingannato il loro stesso elettorato, perché altrimenti, se gli avessero raccontato la verità, non li avrebbero votati.
Leggiamo cosa dice Achilli in chiusura dell'articolo, ovvero la piena confessione:
"In Uruguay, dove la sinistra vince sempre, fanno programmi elettorali da 200 pagine e sintesi "pa' el pueblo" di 2 pagine. Perché lo fanno? Perché sono cretini e autolesionisti? Soffrono di grafomania? No. Perché da un lato bisogna avere un documento analitico che approfondisce le questioni, per i rapporti con gli addetti ai lavori e con gli intellettuali, ed anche perché il documento di approfondimento serve a chiarire a sé stessi cosa intendono fare, entro quali compatibilità e come, e dall'altro lato serve il documentino divulgativo, semplice e sintetico, che spieghi all'operaio agricolo della Pampa perché deve votare a sinistra."
Ecco la chiave: il potere. Ecco la prova del tradimento. I trenta denari. 
In un altro articolo, dedicato all'Ungheria di Orbán, nell'ottica della solita ossessione antinazionalistica, Achilli chiude il cerchio: 

"In fondo, l'insegnamento più importante che Orbán può dare alla sinistra è che non si risolve niente con il nazionalismo, il fiorino al posto dell'euro, la Banca Centrale a Budapest piuttosto che a Francoforte. Rimane, assolutamente primaria, la lotta di classe, per sconfiggere ogni tipo di destra, sia essa oligarchico-liberista o populista."

Nevrotici si, pazzi anche, ma mica scemi. Forse bisogna accettare passivamente il commissariamento e la gang bang anale con 20 multinazionali, giusto per parafrasare l'ideologa di riferimento, perché l'alternativa significherebbe per la sinistra perdere l'unica cosa che brama, ovvero il potere? Potere che ritiene le spetti di diritto in quanto erede di quella presunta superiorità culturale ed etica che attribuisce ai partigiani, sorta di cavalierato a cui è stato affidato il Sacro Graal del socialismo e la cui mitologia serve da sempre, assieme alla nuova retorica dell'indifferenziazione di identità, a nascondere le proprie malefatte?
Non il bene del popolo, non la sua emancipazione, non il patriottismo che Mao considerava non sono necessario ma auspicabile, ma il POTERE che, all'occorrenza, può agire neall'interesse del nemico storico in cambio del suo mantenimento. E al contadino, uruguagio o italiano che sia, non far sapere.


mercoledì 12 novembre 2014

L'italiano è ancor più bello con la spranga nel cervello

Phineas Gage con la sbarra che gli trapassò i lobi frontali

12 novembre 2011, anniversario di un golpe e post amarissimo, duro, tremendamente triste e incazzato.
Ci siamo cascati in molti allora, io per prima, ed è una cosa di cui non so darmi pace e che mi causa una vergogna sociale e una tristezza interiore, un tormento di coscienza senza limiti. La vergogna e la rabbia che provi quando ti accorgi di essere stata l'oggetto della seduzione di chi voleva solo approfittarsi di te e tu, come un'idiota, ti eri fidata perché erano i tuoi, erano nel campo per cui hai sempre parteggiato ed ai quali hai sempre affidato i tuoi interessi e che mai, potresti metterci la mano sul fuoco, avrebbero potuto fregarti. 
Sono trascorsi solo tre anni ma sembrano un secolo, perché se penso all'insieme delle mie credenze di allora e a come sono adesso mi pare di aver subìto un cambiamento alla Phineas Gage, l'operaio americano che, nel 1848 mentre lavorava alla costruzione della ferrovia, dopo che una sbarra di ferro gli attraversò il cranio miracolosamente senza ucciderlo, si svegliò con un'altra personalità, completamente diversa. Era diventato un'altra persona. Non più il docile, rispettoso e volonteroso ragazzo di prima ma un ribelle, sboccato e restìo ad ogni forma di controllo, sempre rissoso ed irascibile figlio di puttana.

Ormai ogni giorno che passa escono nuovi particolari e nuove rivelazioni sulle trame di quei mesi, sulla congiura continentale (per i piddini dolci di sale che "i gombloddi" non esistono), che portò alla cacciata di Berlusconi ed alla comparsa come deus ex machina del liquidatore sociopatico. Ultimi in ordine di tempo i cosiddetti Draghileaks, ovvero le confidenze di Tim Geithner, l'ex segretario USA al Tesoro, contenute nelle carte preparatorie del suo libro "Stress test", finora tenute segrete e venute in possesso del Financial Times. 
Geithner, che già nel libro aveva parlato delle pressioni "europee" sugli americani affinché collaborassero al golpe, all'annessione dell'Italia al Quarto Reich finanziario, con gli americani che si ritraggono sdegnati (ma va, va), scrive chiaramente che furono tedeschi e francesi, o bisognerebbe piuttosto dire i rappresentanti delle loro banche, Merkel e Sarkozy, a voler salvare a tutti i costi l'euro, anche a costo di massacrare la Grecia e rovesciare la democrazia in Italia. Ecco spiegato il "whatever it takes", il "salverò l'euro ad ogni costo", pronunciato da Draghi in quei momenti concitati. Occhio che questo ce lo ritroviamo presidente della repubblica.

Tre anni. Berlusconi è ormai uno strano personaggio, un vecchio incinto con il pancione a termine e il borsalino portato curiosamente in stile snapback; una figura insomma innocua, disinnescata dalla propria ricattabilità. 
Governa il PD, il partito che incarna la peggiore mutazione di sempre della sinistra venduta agli interessi delle élite sovranazionali. Un tumore maligno che contiene il peggio del capitalismo e il peggio del comunismo, secondo lo schema vincente che governa il mondo.
Appaltare, da parte delle élites,  la gestione della lotta di classe dall'alto in basso alla manovalanza dei comunisti è stata l'idea vincente del secolo. Strano non averci pensato subito, ma del resto alla pantomima dell'anticomunismo abbiamo creduto un po' tutti. Infatti, il modo dell'anticomunista viscerale Berlusconi di salvarci dal governo delle sinistre è stato quello di consegnarci a Napolitano, Renzi e D'Alema, e prossimamente a Prodi, magari nella parte di colui che ci porta fuori dall'euro e se ne prende pure il merito.

L'Italia, se non è ancora ridotta come Grecia e Portogallo, lo deve solo al fatto di essere messa meglio di quanto ci hanno fatto credere - altro che default - e occorrerà molto più sangue e molta più merda per farci sputare la nostra ricchezza fino in fondo. Quella che fa gola da sempre ai soliti predatori noti. 
Non siamo ancora morti nonostante la strage di imprese, il dramma degli esodati e dei licenziati, la domanda interna in coma dépassé, la deindustrializzazione, la pressione fiscale disumana, il disagio sociale dovuto alla proletarizzazione dei ceti medi, la distruzione del risparmio e del valore immobiliare, l'attacco ai diritti dei lavoratori, la slow invasion, colonizzazione a bassa intensità da parte dell'immigrazione selvaggia, scientificamente voluta da una classe dirigente criminale per innescare la guerra tra poveri e vedere come si scannano i topolini nella gabbia, secondo i meccanismi classici dell'etologia: la difesa del territorio e l'aggressione che esplode negli spazi ristretti. 
Siamo un popolo straordinariamente tollerante, perché in qualunque altra parte del mondo, una capitale ridotta come è ridotta Roma, in balia di un nuovo Sacco di barbari, farebbe scorrere il sangue per le strade. E non puoi ribellarti perché sei razzista. Non puoi difenderti perché è la globalizzazione, che gli ottusi e nefasti figuri della sinistra sono convinti trattarsi del trionfo dell'internazionalismo. Ecco come se li sono conquistati, con le affinità elettive: l'odio per la borghesia e l'antinazionalismo. Alla faccia di Mao, per il quale il patriottismo era imprescindibile, scorrazzano le guardie rosse a difesa del caos etnico, della nazione destrutturata e stuprata che è così funzionale al nichilismo distruttivo dei loro cattivi maestri e padroni.



Tornando al golpe di novembre. Chissà cosa penseranno i partigiani, sotto l'ombra di un bel fior, di questa gente che li tira in ballo mentre celebrano il trionfo della peggiore mutazione del capitalismo della storia.

E chissà cosa penserebbe Goebbels di questi guittacci di regime, che si prestano alla scenetta nazista sul greco che puzza e alla pratica dell'autorazzismo. La Grecia di Platone sbeffeggiata da volgari teppisti dell'informazione, apologeti di un genocidio in atto. Il dottore ne sarebbe assai orgoglioso, immagino. 
L'unico razzismo permesso è quello collaborazionista contro i nemici degli amici. I nemici essendo noi.


Queste sono le camicie bianche della rivoluzione renziana. I seguaci dell'ideologa Valentina Nappi, quella che ama le gang bang anali con dodici neri. Uno stile di vita che, come dice la Boldrini, sarà presto quello di molti di noi. Sono quelli che ci prendono a sprangate propagandistiche ogni giorno, nella vita reale e nella loro allucinante e schifosa televisione di regime, più pasolininana di quanto Pasolini avrebbe mai immaginato, torturandoci con il buonismo che ci fa diventare per reazione ogni giorno più cattivi ed incazzati.

Se e quando tutto questo finirà, se la rabbia e la spranga nel cervello ci permetterà di ribellarci e trovare la forza di salvarci, il PD, la classe dirigente parassitaria e tutto il suo popoluccio di odiosi bellaciaisti e servi immondi del capitale, questo piddinismo reale insomma, si merita ciò che il capitalismo finanziario tedesco fece alla DDR e che forse è già in previsione per loro: una bella cura Honecker, l'eradicazione, la scomparsa dalla f(e)ccia della terra e sostituzione con altro personale delocalizzato. Ctrl+alt+canc. E format c: per sicurezza. 

martedì 11 novembre 2014

Il nuovo palinsesto televisivo



Fissare il centro dello schermo e ripetere: riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme riforme.



And good luck.


domenica 9 novembre 2014

Ci stiamo schiantando contro il muro di Berlino con venticinque anni di ritardo

I compagni di Zwischenmahlzeiten

A reti unificate sta andando in onda la melassa murista, ovvero la celebrazione del 25° anniversario della caduta dell'odioso Muro di Berlino. Odioso perché, dopo averci rovinato l'infanzia con le tristi immagini dei poveri tedeschi dell'Est prigionieri del comunismo, ci sta rovinando la maturità con le conseguenze della sua eliminazione, che non ha affatto significato la liberazione dell'Est dal comunismo ma la diffusione pandemica del capitalismo sociopatico con annessa shock economy in tutta Europa e la riproposizione, per la terza volta in un secolo, come infezione opportunista, della Germania con l'elmo cornuto alla conquista del continente.
Oltre ai muri, è bene che ogni tanto crollino anche i miti.

Nella foto, assai emblematica, con il senno di poi, del congresso della CDU del 1991 a Dresda, l'ex cancelliere Köhl sembra passare idealmente il testimone alla Merkel, mentre Schäuble applaude. Köhl e Schäuble furono gli artefici della fase uno, la "riunificazione tedesca", o dell'Anschluss, come viene definito da Vladimiro Giacché nel suo libro, e la Merkel è colei alla quale è stata affidata la riproposizione del grande Reich, che altro non è che un tentativo di Anschluss su larga scala, come già si proponeva il Piano Funk.

Perché Angela? Perché proviene dall'Est, è l'ennesimo "tedesco di frontiera" (come l'altro, l'austriaco) da mandare in prima linea a combattere. Tosta, scialba a puntino e caricata a balestra dalle privazioni della gioventù e dal senso di inferiorità dell'appartenere ai tedeschi di serie B ma anche sopravvissuta, visto che tutto ciò che poteva essere classe dirigente dell'Est dopo la riunificazione fu completamente annichilito, come nemmeno accadde a quella nazista, e quindi grata per sempre a chi l'ha salvata. Mai sottovalutare la sindrome di Stoccolma. Portata all'Ovest e vestita con la divisa da badante in libera uscita che cambia colore per confonderci come il camaleonte ma che dentro è più inamovibile della roccia, con un pensiero così perfettamente rigido ed incistato da un doppio totalitarismo che mai cederà alla ragione ed al buon senso, è una perfetta esecutrice dell'ossessione nevrotica luterana per la colpa e della sua pedagogia nera ("i compiti a casa"), così funzionale da sempre, nonostante la fatale probabile deriva psicotica, alle mire del capitalismo tedesco e del suo mercantilismo, oggi in versione monetaria. Se la scateniamo contro i popoli inferiori del Sud, avranno pensato le élite tedesche, e lasciamo che proietti la sua nevrosi da Ossie su di loro, a base di sensi di colpa e "ve la siete cercata", la figlia del pastore farà faville. Infatti.

Dal film di Michael Haneke "Il nastro bianco"
Ieri pomeriggio ho ascoltato l'eccezionale prolusione di Vladimiro Giacché al convegno organizzato dall'associazione a/simmetrie "L'Italia può farcela". Giacché ha raccontato un episodio che rivela meglio del luminol l'impronta del frame of mind della cancelliera tedesca. Durante una riunione europea, in occasione della crisi greca, in una fase piuttosto concitata e come fuori-onda, la Merkel disse:

"Sono cresciuta in uno stato che ha avuto la fortuna di avere la Germania Ovest che l'ha tolto dai guai ma nessuno farà lo stesso per l'Europa.
La vita non è giusta. Se avete mangiato troppo e siete ingrassati, mentre altri sono magri, vi aiuto a pagarvi il dottore. Aiutare chi non si può aiutare da solo richiede della comprensione da parte nostra." 

Sembra effettivamente un dialogo dal film di Michael Haneke "Il nastro bianco", sul periodo prenazista ossessionato dall'idea di purificazione. 
Giacchè ha però raccontato soprattutto cosa è stata veramente la riunificazione tedesca. Non la celebrazione della libertà e l'evento romantico di cui stanno allucinando le varie Tele Elysium, con gli imbolsiti Gorbaciov e Walesa a far la passerella di fronte alla porta di Brandeburgo al suono dei tamburi (che immagine inquietante, per chi ha presente i film della Riefenstahl), non la favola bella di cui parla Wikipedia (vedi sotto), ma sangue e merda. Un'operazione di distruzione sistematica di una nazione e di un popolo che fa quasi pensare che esista effettivamente un carattere necrofilo, una pulsione di morte caratteristica del capitalismo tedesco, che si esplica nella coazione a ripetere ciclicamente un percorso di auto ed eterodistruzione.

Come viene ricordato in questo articolo, la parola "debito" in tedesco si traduce "Schuld", che è anche sinonimo di "colpa". In inglese invece esistono due parole distinte: "debt" e "guilt" e così in italiano. Se notiamo anche come nella denominazione del European Redemption Fund si parli di redenzione, mi chiedo se non ci troviamo di fronte ad un tipo di fondamentalismo morale applicato al governo dell'economia.
Che l'economia di un continente  sia lasciata guidare dal fondamentalismo etico-religioso è grave, visto che il debito, e il suo concetto simmetrico credito, rappresentano il principio fondante del capitalismo e poco hanno a che fare con le questioni morali. Si potrebbe forse affermare, alla luce delle troppe ricorrenze storiche, che qualsiasi interpretazione tedesca del capitalismo, essendo viziata da questo bias etico nei confronti del debito, risulti incompatibile con il senso profondo del capitalismo stesso e quindi rappresenti una versione negativa, un anticapitalismo che quando entra in contatto con il capitalismo provoca l'annichilimento reciproco. La Merkel è fisica, capirebbe cosa intendo.
Anche ammettendo di trovarci invece di fronte alla lucida e razionale spietatezza del creditore, è praticamente impossibile che un creditore possa credere veramente di poter riavere i soldi del prestito se ammazza tutti i debitori e di poter interpretare il ruolo del creditore per sempre, se non è in preda ad un delirio di potenza.

Per tornare alla riunificazione tedesca e a ciò che ci ha raccontato Giacché, la RDT fu annessa alla RFT in fretta e furia nel 1990 appena pochi mesi dopo l'apertura del muro di Berlino. Fretta che non pareva necessaria, visto che si trattava di un progetto in itinere da tempo, nonché temuto da non poche inascoltate Cassandre, anche nostrane, reso finalmente possibile dal cambio di clima a Mosca ed alla glasnost di Michail Gorbaciov. 
Il problema era il flusso migratorio dalla RDT alla RFT, in quei mesi inarrestabile, di fratelli tedeschi in cerca di quella vita migliore che era stata loro promessa per anni dalla propaganda occidentale e quindi, per chiaramente difendere il primato della RFT, al posto del muro fu eretta la barriera di classe creando una Germania di serie A e una Germania di serie B, prodromo di ciò che il vincolo monetario dell'eurozona avrebbe fatto tra paesi A del centro e paesi B della periferia. La prova che esistono ancora le due Germanie di cui parlava Andreotti è nella disparità, a venticinque anni di distanza, tra i salari dell'Est e quelli dell'Ovest e nel fatto che il PIL dei Länder orientali sia poco più del 60% di quelli tedesco-occidentali. Il flusso migratorio interno da est ad ovest non si è arrestato e continua ma i lavoratori Ossie guadagnano ancora oggi meno dei lavoratori dell'ovest. Di quale riunificazione quindi stiamo parlando?
C'è da dire che, con le riforme Hartz del mondo del lavoro dei primi anni duemila, i lavoratori dell'ovest, al di là della propaganda dell'Operaio della Volskwagen che Guadagna 6000 Euro, stanno impoverendosi come i fratelli Ossie e questo dimostra come il capitalismo tedesco, oltre a perseguire il genocidio economico dei paesi sui quali agisce la propria tendenza mercantilista, finisce sempre per opprimere ed impoverire il proprio popolo. Segno della persistenza, oltre alla tendenza distruttiva, di un problema di classe che è fermo ai tempi di Karl Marx. Con la differenza che oggi la lotta di classe parte dall'alto e non dal basso.

La lezione storica della RDT dice che nel 1990 una nazione sovrana, con un insieme di leggi e un sistema economico peculiare di tipo socialista fu letteralmente fagocitata dalla Repubblica Federale, con il criterio dell'emergenza e della legislazione speciale e fu costretta, nello spazio di un mattino, a trasformarsi in economia di mercato, per giunta di tipo ultraliberista.
Anche allora fu utilizzato il principio del "fate presto" e uno dei motivi accampati per la rapidità di esecuzione dell'Anschluss fu il paventato rischio di default della Germania Est. Rischio rivelatosi poi assolutamente infondato e sovrastimato, visto che il debito della RDT ammontava ad appena 20 miliardi di marchi (paragonate l'entità di quel debito a quella di qualunque debito sovrano odierno). Come si direbbe oggi, la RFT truccò i conti per poter mettere le mani sugli asset tutt'altro che da disprezzare dell'Est. Non si parla soltanto di aziende ma di esercizi commerciali, immobili, infrastrutture, foreste: tutto ciò che prima apparteneva nominalmente al popolo fu privatizzato.
La terapia dello shock iniziale fu, come sempre, di tipo monetario.
Senza nemmeno dare il tempo al popolo di abituarsi al cambiamento della riunificazione, e prima ancora della riunificazione politica, fu introdotto nel mercato dell'Est il marco della RFT ad un cambio 1:1 (prima dell'Anschluss i due marchi ovest-est erano cambiati 1:4,44), cosa che fece impennare il costo della vita ad Est (alcune stime parlano del +350% di aumento dei prezzi), affossò la domanda interna e provocò milioni di disoccupati.
Ma la cosa più sconvolgente ed incredibile che si legge nel libro di Giacché è la seguente.
Quella della RDT era un'economia socialista pianificata a circuito chiuso dove le fabbriche di proprietà dello stato ricevevano finanziamenti dallo stato e i "ricavi" tornavano ad esso. Dopo la riunificazione, non solo le imprese della Germania Est furono privatizzate, con criteri assai discutibili che potevano implicare la vendita di imprese per la cifra di un marco, lo smantellamento di quelle potenzialmente concorrenti con quelle dell'Ovest (leggete il caso del frigorifero Foron a pag. 107) ma i finanziamenti statali pregressi alle imprese furono trasformati in debiti, esigibili dai nuovi proprietari! 
La prima apparizione del debito come arma di distruzione di massa e sostituto delle Panzerdivisionen che ormai conosciamo bene anche noi europei in questa che nient'altro è che la Terza Guerra Mondiale.

L'esito della chemioterapia somministrata dalla RFT ai fratelli tedeschi dell'Est fu, per citare le parole di Giacché: "Una distruzione di proporzioni immani" che comprese anche la demolizione di case e palazzi per fini di speculazione immobiliare. Il tessuto economico industriale della RDT fu distrutto, la popolazione declassata a serbatoio di manodopera a basso costo e ridotta a tassi di natalità mai così bassi dai tempi della Guerra dei Trent'Anni.
La ricca Germania, mentre faceva mea culpa delle atrocità passate, ma essendo stata assai più tollerante con gli ex nazisti che con i comunisti della RDT per le note questioni della guerra fredda, stava applicando al proprio stesso popolo quel Piano Morgenthau che i vincitori della Seconda Guerra Mondiale avevano inizialmente pensato per lei.
La tragedia della Germania Est è riassumibile nelle ammissioni successive di coloro che la vollero, come il presidente della Bundesbank Karl Otto Pöhl: "La RDT fu sottoposta ad una cura da cavallo che nessuna economia sarebbe in grado di sostenere." 
Difatti, la "pastoralizzazione" della RDT non ha avuto eguali nel resto del mondo ex-comunista, pur anch'esso sottoposto in quegli anni alla conquista della shock economy occidentale.

Ciò che è inquietante di quella storia legata al dopo caduta del Muro di Berlino, è che ormai sappiamo che è stata il modello, la giurisprudenza sulla quale è stata modellata l'Europa dell'eurozona.  Un modello di suddivisione a carattere razzista tra Nord e Sud, tra Nord a guida tedesca più i valletti lussemburghesi e gli altri bambolotti arruolati nei paesi già collaudati in passato in quota collaborazionista, e il Sud formato da cialtroni corrotti da poter depredare a piacimento dopo averli fatti sentire in colpa per il proprio benessere. Una suddivisione tra giusti, onesti protestanti e peccatori da redimere. Esiste forse un fondamentalismo luterano altrettanto nefasto e criminale di quello islamico?

Tra l'annessione dell'Est e le attuali mire da Quarto Reich,  la Germania ha vissuto gli ultimi vent'anni in uno stato di esaltazione da doping economico, approfittando allegramente sia dei fratelli dell'Est che dei propri cittadini dell'Ovest, fino ai cosiddetti alleati europei, soggiogati grazie ai trattati sbilanciati in suo favore ed alla nefasta moneta unica, il supermarco somministrato in stile Anschluss a cani e porci senza tenere conto degli effetti collaterali. Ha campato in costante stato adrenalinico sul mercantilismo. Soprattutto le è stato permesso di indebitare in maniera incontrollata i paesi mediterranei, come aveva indebitato i fratelli dell'Est attraverso i trasferimenti fatti affinché comperassero i prodotti dell'Ovest, per poter poi ergersi, in ultima analisi, a Sommo Creditore Mondiale.
La Germania però si è anche lasciata sedurre dalla creazione del denaro dal nulla (lei che soffre della fobia da inflazione!), dall'ebbrezza del flusso incontrollato dei capitali, dell'export e del surplus alle stelle e dei paradisi artificiali della speculazione finanziaria. Il suo spirito distruttivo è parso straordinariamente funzionale al nichilismo anti-industriale ed economicida dell'ultraviolenza finanzaria.
Paradossalmente, guardando allo stato delle banche tedesche, gli unici alla fine ad aver vissuto veramente al di sopra delle proprie possibilità, sono stati proprio i virtuosi tedeschi abituati a vedere il peccato solo negli altri.
La Germania, che ha finito per dannarsi per la terza volta in un delirio faustiano di godimento illimitato, è destinata all'ennesimo frontale con la Storia quando la figlia del pastore non cederà di un millimetro, l'Europa imploderà e Mefistofele andrà a reclamare la sua anima alla Porta di Brandeburgo, brandendo i trilioni di euro dell'esposizione sui derivati delle sue banche.

Benito Mussolini disse, ultima intervista concessa nell'aprile del 1945: "Scoppierà una terza guerra mondiale. Democrazie capitalistiche contro bolscevismo capitalistico."

La guerra è già cominciata ma potrebbero vincerla quelle élite sovranazionali che hanno interesse che gli europei e ciò che resta della dialettica politica democratica si scannino tra loro, che la Germania si schianti sul muro definitivamente, per poi poter imporre i trattati capestro voluti dalle multinazionali sociopatiche. Dio non voglia.



Appendice n° 1



L'intervento integrale di Vladimiro Giacché al #goofy3


Appendice n° 2

Brothers Grimm are back. Ecco come Wikipedia, considerata una fonte autorevole di riferimento, racconta la riunificazione tedesca:
"I costi della riunificazione sono stati un grosso fardello per l'economia tedesca e hanno contribuito a una più lenta crescita economica negli anni recenti.[2] Il costo della riunificazione è stato stimato intorno ai 1.500 miliardi di Euro (secondo Freie Universität Berlin). Questa cifra è più grande del debito nazionale dello stato tedesco. La prima causa di tale spesa fu la debolezza dell'economia della Germania Orientale, specialmente a confronto di quella della Germania Occidentale, combinata con la decisione, motivata politicamente, con la quale venne definito il tasso di conversione tra il marco della Germania Orientale e quello occidentale.[3] Tutto questo si concretizzò in un notevole difetto di competitività delle industrie tedesche orientali rispetto a quelle occidentali, il che fece collassare le prime in breve tempo. A tutt'oggi uno speciale trasferimento di 100 miliardi di Euro ogni anno viene dato ai territori dell'ex-Germania Est per la "ricostruzione".
Fornire beni e servizi alla Germania Orientale ha posto sotto notevole sforzo le risorse della Germania Occidentale.[senza fonte] Le industrie della ex-DDR in perdita, tecnologicamente arretrate nel confronto con la Germania occidentale, precedentemente sostenute dal governo tedesco orientale, sono state privatizzate.
Come conseguenza della riunificazione, la maggior parte della ex-RDT ha subito una de-industrializzazione, che ha causato un tasso di disoccupazione di circa il 20%. Da allora centinaia di migliaia di tedeschi orientali hanno continuato a migrare verso l'ovest per trovare lavoro. Ciò determinò una significativa riduzione della popolazione nei Länder orientali, specialmente per quanto riguarda i professionisti altamente qualificati.
Al 2009, il PIL pro capite dei Länder orientali corrispondeva al 68,7% di quello occidentale: sempre nel 2009, l'Institut der deutschen Wirtschaft di Colonia ha stimato che nel 2020 sarebbe giunto al 78%.[4]"
(fonte )

Appendice  n° 2

Benito Mussolini, del resto, da bravo socialista, aveva anch'egli il fogno europeo e aveva creduto fino all'ultimo che la Germania fosse veramente nostra amica.
“Ho parlato sempre col Führer della sistemazione dell’Europa e dell’Africa. Non abbiamo mai avuto divergenze di idee. Già all’epoca delle trattative per lo sgombero dell’Alto Adige, controprova indiscutibile delle sue oneste e solidali intenzioni, il Führer dimostrò buon volere e comprensione”.
La sistemazione dell’Europa avrebbe dovuto attuarsi in questo modo:
“L’Europa divisa in due grandi zone di influenza: nord e nord-est influenza germanica, sud, sud-est e sud-ovest influenza italiana. Cento e più anni di lavoro per la sistemazione di questo piano gigantesco. Comunque, cento anni di pace e di benessere. Non dovevo forse vedere con speranza e con amore una soluzione di questo genere e di questa portata? 
“In cento anni di educazione fascista e di benessere materiale il Popolo italiano avrebbe avuto la possibilità di ottenere una forza di numero e di spirito tale da controbilanciare efficacemente quella oggi preponderante della Germania.
“Una forza di trecento milioni di europei, di veri europei, perché mi rifiuto di definire gli agglomerati balcanici e quelli di certe zone della Russia anche nelle stesse vicinanze della Vistola; una forza materiale e spirituale da manovrare verso l’eventuale nemico di Asia o di America.
“Solo la vittoria dell’Asse ci avrebbe dato diritto di pretendere la nostra parte dei beni del mondo, di quei beni, che sono in mano a pochi ingordi e che sono la causa di tutti i mali, di tutte le sofferenze e di tutte le guerre." 

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