sabato 24 settembre 2016

Operazione Pifferaio Magico


Di shadowbanning, viral marketing, bugs, net neutrality, hastatoPutin e utili contromisure in caso di censura.

Negli ultimi giorni sono state segnalate anomalie sulla piattaforma di Twitter. Nella fattispecie, diversi seguaci di Orizzonte48 e lo stesso Luciano Barra Caracciolo non potevano più postare i link agli articoli del blog, ricevevano messaggi di errore, avvisi di "pericolosità di navigazione" riguardanti il sito e non potevano più interagire tra di loro, non riuscendo più a ricevere notifiche reciproche. 
Il fenomeno è stato collegato a quello dello shadowbanning, denunciato fin dal febbraio scorso da siti come Breitbart in questo articolo dell'attivista gay ma conservatore Milo Yannopoulos, particolarmente arrabbiato, e quindi a me tanto caro, con le femministe e autore del noto slogan "Feminism is cancer".
Lo shadowbanning, ovvero l'oscuramento a vostra insaputa, perché non vi viene notificato ufficialmente, come nel caso della chiusura vera e propria dell'account, ma semplicemente svanite come lo Stregatto alla vista di Alice, colpirebbe soprattutto influencer, blogger e informatori alternativi conservatori, i sostenitori di Donald Trump e comunque tutti coloro che rifiutano di farsi fagocitare dal blobbone globalista, onuiolo, quartinternazionalista, dem e shitlib. Insomma noi appestati POPulisti, in realtà monatti immunizzati dal morbo del buonismo coatto, convenuti sulla riva del fiume in attesa di spingere le chiatte con i donrodrighi propugnatori dell'accoglienza pelosa e i loro boccaloni sostenitori.
Normalmente si utilizza, come pretesto per il banning, l'arma infallibile del "hate speech". Milo, tra parentesi, non l'hanno "sciadobannato" ma gli hanno proprio chiuso l'account. Il suo crimine? Aver criticato e, a detta dell'Inquisizione Aviaria dell'Uccello Blu, istigato i suoi drughi a offendere o, come direbbero i nostri legislatori, cyberbullizzare un'attrice decolore e incolore, Leslie Jones. 
Leggete le motivazioni del ban di Milo su BuzzFeedNews. La colonna anfame 2.0.

Se anche un solo caso fa giurisprudenza, la censura nei riguardi delle voci fuori dal coro quindi esiste, è documentata, si muove con atti estremi da delirio di onnipotenza come la cacciata dall'Eden del peccatore. Non è una paranoia ma realtà e temo sarà sempre più subdolamente applicata ai nostri atti pubblici sulla rete, ad esempio con una sapiente applicazione ad hoc della legge contro il cyberbullismo (lo teme perfino il mainstream), al cui confronto lo sciadobanno parrà un cartone animato di Masha e Orso. Oppure con la gestione arbitraria della net neutrality  sulla quale la famigerata UE, dal 27 ottobre dell'anno scorso, nonostante le preoccupazioni degli addetti ai lavori, ha messo le zampacce sopra con una legge approvata dai soliti alzamanos, i parlamentari europei modello base.

Nel caso di Orizzonte48, però, mentre molti lamentavano un blocco completo delle notifiche, io non ho riscontrato problemi nel linkare o retwittare i suoi post e ho continuato ad interagire con i tanti followers che ho in comune con lui, tranne in un caso. Cercando di aprire il link al post twittato da un utente, è effettivamente apparso l'avviso di "pericolosità di navigazione". Un disturbo di accesso, più che di lesione, come si direbbe in neurologia. Ovvero che non si manifesta sempre ma
a volte.
Se il problema del banning è temporaneo oppure non riguarda tutti gli utenti che seguono  un determinato account, come nel caso del giorno di Orizzonte48, a titolo informativo e per ogni futuro possibile caso analogo, può essere consigliabile falsificare l'ipotesi nulla, e cioè escludere che possa essersi trattato di qualcos'altro che magari non c'entra con la censura. Esercizio necessario anche per implementare comportamenti atti a schivare, ad ogni buon conto e in via preventiva, il grande occhio di Sauron.
Spero che i miei consigli risultino utili a chi ha un blog e frequenta quei postacci che sono di solito i social media.

Problema di aggiornamento delle app?
Da un piccolo sondaggio non scientifico che ho condotto risulterebbe che il 68% degli utenti che hanno lamentato lo shadowbanning verso Orizzonte48, navigano su dispositivi mobili, quindi utilizzano app Android o Apple. Si può escludere un problema di aggiornamento, a volte notoriamente in grado di impallare completamente le app?  Ora che ci penso, quando ero al mare in agosto, navigando da tablet e smartphone, avevo notato che effettivamente non mi si aggiornavano più le notifiche sulla timeline di Twitter ma non ci avevo fatto caso più di tanto. Fenomeno sparito appena tornata a navigare da PC.
In questi casi, quando una app sbarella, è utile annullare gli aggiornamenti ritornando alla versione precedente, al limite a quella di fabbrica, e vedere se si risolve il problema.

Problema di aggiornamento della piattaforma Twitter? Sono mesi ormai che ce li martellano con l'annuncio della rimozione del limite dei 140 caratteri. Non è da escludere, in caso di blocco del proprio account, l'ipotesi di un guasto a monte, magari provocato dalla imminente pesante modifica di sistema.

Attenti al blocco involontario. Ieri mi è capitato, per un click che mi è partito mentre pulivo la timeline, di bloccare per sbaglio un mio caro follower. Per fortuna me ne sono accorta subito e ho rimediato.

Rimuovere il filtro qualitativo. In questo articolo, già dal maggio del 2015, si denunciava l'introduzione su Twitter di un filtro (non rimuovibile dall'utente) in grado di oscurare dalla propria timeline determinati contenuti ed utenti selezionati secondo criteri assolutamente arbitrari e, sempre secondo la denuncia di Breitbart, facenti parte di vere e proprie Blacklist. Gli untori di cui sopra. Attualmente, andando in "Notifiche" e cliccando su "Impostazioni" è possibile controllare se la voce "filtro qualitativo" è spuntata o meno. Io consiglio di togliere la spunta. Effettivamente ho notato che, dopo averlo fatto, ho ricominciato a ricevere le notifiche dai sostenitori di Trump che erano da un po' di giorni sparite. Tuttavia mi chiedo se si tratta dello stesso filtro di cui parla l'articolo di Breitbart o se la possibilità ora di scegliere se attivarlo o meno mediante flag sia una sorta di effetto "oliodipalma". Nel senso, l'avete tolto davvero o solo dalla dicitura sulla confezione dei biscotti?

Blocco su denuncia? Può esserci l'utente invidioso o semplicemente piddino che ti segnala alla Gestapo. Tuttavia non credo che basti una sola segnalazione ma occorra un certo numero di utenti (possibile ipotesi troll) che agiscano di concerto. Il blocco utente non è facile nemmeno ottenerlo, comunque. Io l'ho chiesto di recente e ormai da settimane, su Facebook, nei confronti di un nordafricano che, come biglietto di presentazione, mi inviava foto del suo pisello. Il pudibondo Zucky, pur prontissimo a censurare foto di neomamme che allattano al seno, non ha ancora provveduto.

Problemi nel codice del blog. Mi viene in mente a proposito che, tempo fa, alcuni mi segnalarono che il mio blog risultava irraggiungibile e segnalato da alcuni antivirus come "infetto". Alla fine, dopo aver ripassato riga per riga il codice, è risultato trattarsi di uno script di terze parti per avevo aggiunto per gestire i commenti, che agiva come malware. Rimosso quello, è cessato anche il blocco.
Se notate difficoltà di accesso al vostro blog controllate tutto ciò che avete aggiunto ed eventualmente rimuovete i commenti spam possibili veicoli di link infetti, se non disponete di un buttafuori automatico.

Tuttavia, se si escludono i fattori sopraelencati ed altri eventuali, in caso di blocco delle proprie attività social, l'ipotesi censura rimane la più probabile, non escludendo nemmeno un suo uso a fini propagandistici e di psyop.

Attenti al marketing virale.
Una curiosità. Twitter è in vendita e proprio ieri non si è parlato che di Twitter. Il titolo è volato in borsa, come potete vedere.


L'importante non è parlarne male ma che se ne parli, soprattutto che si riesce ad agire sulla viralità del messaggio inoculando nel punto giusto. Twitter lo vuole comprare Google (che controlla anche la piattaforma Blogspot) e che vuol fare un altro di quei bei Anschlussen tipo Bayer-Monsanto. Ma questa è sicuramente una coincidenza e questa ipotesi si che è paranoica, lo ammetto.

Attenti ai distrattori. Ieri ci sarebbe stato da parlare per ore e ore di questo obbrobrio sventolato la sera prima dal grullo supremo di fronte ad un percosso ed attonito Marco Travaglio:


Roba per finissimi costituzionalisti, appunto, con la quale smerdare i cialtroni che l'hanno partorito. Invece si è parlato di sciadobanno. L'ipotesi censura singola contro la certezza del rischio di perdere tutti l'intero pacchetto democratico. Si è silenziato e si è spinto ad autosilenziarsi il dissenso con un arrocco perfetto. Sono abili, non commettete mai l'errore di sottovalutarli.

Operazione HastatoPutin.

Se volete conoscere le mosse dell'élite, leggete i pizzini al popolo trasmessi dai loro servi.


Potete scommetterci che ogni problema grande o piccolo che sperimenterete in rete da ora in avanti sarà prima o poi attribuito all'hacker malchik russo brutto. ("L'America indifesa" non è adorabile?)
La censura? Non siamo mica noi, sono i russi. Vi abbiamo tosato gli account? HastatoPutin. Ripeto, non sottovalutateli.

Veniamo ora ai consigli pratici anti-censura per il futuro, per come la vedo io e secondo la mia decennale esperienza di blogger.

Non appoggiare la testa sul ceppo offrendola alla mannaia del censore. Mi spiegate, cari followers di Orizzonte48 perché continuate imperterriti a dare a Twitter la lista completa di quelli da bannare, nel caso non lo fossero ancora, citandoli nei retweet?
Tra l'altro questo è uno dei comportamenti che può attirare l'attenzione del Grande Uccello Inquisitore. Dalle Regole di Twitter, vi cito i più facili sui quali scivolare:
  • pubblicare aggiornamenti contenenti perlopiù solo link, piuttosto che aggiornamenti personali;
  • pubblicare contenuti duplicati su più account o più aggiornamenti duplicati su un account;
  • pubblicare più aggiornamenti non correlati a un argomento utilizzando #, un argomento di tendenza o popolare o un Promoted Trend;
  • inviare un gran numero di risposte o menzioni duplicate;
  • inviare un gran numero di risposte o menzioni indesiderate;
  • aggiungere un gran numero di utenti non correlati a una lista;
  • pubblicare ripetutamente le informazioni dell'account di altri utenti come se fossero le proprie (bio, Tweet, URL, ecc.)
Sicuri di non aver involontariamente abbassato la guardia di fronte all'avversario?
Ora che ci penso, una volta comparve anche a me un avviso secondo il quale stavo spammando i contenuti del mio blog. Insomma, non amano che pubblicizziate troppo i vostri contenuti gratuiti gratuitamente. E' il mercato che ha le sue regole. E che in quei giorni è nervoso.
Se quelle sono le regole, non ci sono santi, se volete usufruire della loro piattaforma agratisse, dovete sottostare alle loro ubbie, eventualmente censorie. Se ciò non vi garba, vi dicono tra le righe, ci sono le inserzioni a pagamento, per le quali scommetto che non hanno tutti questi pudori e che forniscono un bell'ombrello protettivo all'inserzionista. Altrimenti come potrebbero le varie onlus globaliste rispettare il comandamento
  • non creare ripetutamente contenuti falsi o ingannevoli;
ogni volta che pubblicano l'annuncio lacrimogeno pro migrazione con l'infante puccioso appena salvato dalle acque, mentre invece sono appena andati a prendere il solito migliaio di giovanotti nerboruti da paesi non in guerra se non prossimamente contro di noi?

In definitiva, qualsiasi cosa sia successa a Orizzonte48, molto probabilmente uno shadowbanning involontariamente provocato anche dallo zelo di alcuni linkatori compulsivi (vedi regole), ed espressa la piena solidarietà a Luciano, parliamoci pure chiaro, occhi negli occhi. La libertà sui social è condizionata e lo è sempre stata. E' l'illusione di essere liberi che ogni tanto, di fronte alla censura o ad una sua ottima imitazione, si scontra con la consapevolezza che non contiamo un cazzo.
Raggruppare i simili per preferenze isolandoli dagli altri è un principio fondante della rete fin da Arpanet e che, passando per Usenet, i forum, ecc. è finito nel deep web.
Ti selezionano e schedano in base alle preferenze.  E' come quando hai cercato una marca di pantofole in rete e subito dopo, andando sul sito di un giornale per leggere le news ti compare a fianco la colonnina di Amazon con le ultime offerte proprio per quelle pantofole.

Non è solo Twitter. Da sempre Facebook crea dei micro-ghetti dove, secondo la sua filosofia, finiscono per interagire solo i simili tra loro, i consanguinei, coloro che la pensano allo stesso modo. Io ci vedo una nota freudiana in ciò, ma lasciamo perdere. Zuckerberg pensa di farvi un favore, figuriamoci. In fondo non è altro che il classico modello metropolitano americano. Qui i cinesi, di là gli italiani, due isolati più a nord gli ebrei e laggiù gli ispanici e i neri. E ciò è strano perché (pasturo un po' per i sociologi in ascolto) nella vita reale questo modello prevede ora, al contrario, la rottura dell'omogeneità etnica e razziale con il mescolamento obbligatorio stile benzina con fuoco.

Se su Facebook postate solo di euro e tematiche annesse, a breve vi troverete a vedere sparire i compagni di scuola e di bevuta del sabato sera. Ma non perché vi abbiano bannato o tolto l'amicizia, ma perché il Grande Zucky ritiene che tu preferisca parlare solo di euro con altri già convinti sull'argomento. O in alternativa di gattini, cani, figa, sport o quant'altro. Sono d'accordo che ciò che disturba chi controlla i social è il contatto tra idee diverse, diversi punti di vista, tra salite e discese e ideologie contrapposte. Per il quale si utilizzano, al massimo e per salvare la parvenza di dialettica democratica, come dicevamo da giovani comunisti, appositi troll o, altrimenti detti, utili idioti provocatori.

A causa della frustrazione da blocco o da percezione dello stesso, molti dei sommersi e bannati su Twitter stanno meditando l'esodo e la diaspora verso lidi alternativi, tipo questi:



Oddio, ragazzi, ad una prima occhiata olezzano tanto di Open Society, e ho detto tutto. Sapete chi si è comperato tutto il cosiddetto antagonismo militante. Inoltre, disperdendo il dissenso mediante autoesilio si fa solo il loro gioco e si ribadisce che creare i ghetti e rispedire i cristiani nelle catacombe è cosa buona e giusta. Inoltre, se l'espulsione fosse stata per caso concordata, ci troveremmo di fronte ad una Operazione Pifferaio Magico perfettamente riuscita.
Io resto su Twitter, per il momento. Anche perché, obiettivamente, è un campo di battaglia più divertente.

mercoledì 14 settembre 2016

Cattivissima me


Premetto che ho una considerazione pessima della blogosfera italiana. Di questa congrega piddina e codina, tutta piume e svolazzi, poca spesa e molta resa, con tutte le sue signorine e signorini grandi firme con la perversione dell'autobiografismo in perenne lotta con il cazzochecenefrega. Okkupata da anni dai soliti personaggi innoqui (si, con la q) inevitabilmente schierati a sinistra tranne qualche mosca rara (ci sarà ancora Camelot destra ideale, con il quale ci davamo metaforiche e dialettiche botte da orbi quando ero piddina?)
Premesso questo, è anche vero che sono dieci anni che tengo un blog che non sporca, non abbaia di notte, mangia tranquillo le sue crocchette ed è fedele ad alcuni pochi amici che riconosce come simili e che è disposto a difendere mostrando i denti di dietro ai nemici. Un blog amico dell'uomo (assai meno della donna) ora sempre di più senza padrone, come un ronin smandrappato al quale è rimasta solo la katana affilata. 
Questo blog non ha mai chiesto uno scheo a nessuno, non costa nulla tranne la fatica delle mie meningi offerte in sacrificio per voi. E' qui per essere letto e, a voi piacendo, apprezzato e degnato di una grattatina sotto la bazza e di una rinfrescatina all'acqua della ciotola. 
Non essendo schierato ed essendo soprattutto non più simpatizzante con "quelli là" non andrà mai da nessuna parte ma è questo in fondo il suo bello. Porta già la sua bella croce pesante di noce e di vergogna sulle spalle, quella di essere stato un blog piddino come da copione eppure nemmeno allora accettato (perché ti annusano e se non hai il loro odore non ti permetteranno mai di riannusarli). Se ne vergogna tanto, soprattutto quando si rilegge e si prenderebbe volentieri a cinghiate. Anzi le darebbe a quella grulla che scriveva le sue cosine belle politicamente corrette, con il femminismo piagnone, l'antirazzismo, l'antiberlusconismo militante perché allora non si poteva fare altro, perché ci si sentiva proprio intelligenti a farlo, mica per farsi accettare. Ripeto, non se la ingroppavano nemmeno allora, i compagni, e la cosa avrebbe dovuto insospettirla ben prima del 2012. No, il fatto è che ci credeva proprio, la grulla, nel progressismo. Peccato, non fosse stata attratta dal lato oscuro sarebbe magari diventata una Saviana.

Orbene, chi ha la fortuna di diventare cattivo con l'età ( è una benedizione, credetemi,  dopo essere stato un coglione da giovane), di quella cattiveria che inizia ad assomigliare ad un divino furiosissimo sdegno e che, se avesse i superpoteri, si incarnerebbe in un Magneto che svelle e rotea stadi olimpici per scagliarli addosso agli oppressori ed ai loro fottuti collabo, dovrebbe essere premiato, anzi deve esserlo. Perché diventare cattivi significa tanto tanto sacrificio e duro lavoro e a volte ci vuole tutta la vita per diventarlo. Sono stata l'Anakin puccioso e coccoloso per fin troppo tempo ma ora il mio maturo Fenerismo esige soddisfazione. 
Non me ne frega un cazzo di entrare a far parte dell'élite blogghettara. Anche se, secondo classifiche ormai estinte, ero anche ben piazzata nei primi cento, il che era quasi un miracolo, essendo un cane sciolto e non avendo casaleggi o partiti alle spalle, so che non ci entrerò mai e me ne vanto pure.
Tuttavia ci terrei, visto che altri ci tengono ed è partito lo scambio delle nomination,  che, agli inevitabili annuali Macchianera Awards o #MIA16 almeno mi faceste la garbatezza di : 1) nominarmi"miglior cattivo del web" e 2) che alcuni amici che vi segnalo, avendo sicuramente più chance di me di affermarvisi, rompessero il clima di busonismo reciproco scambiato con il bilancino di quella manifestazione ed emergessero o risultassero vincenti nelle rispettive categorie d'elezione.
Come si fa a far ciò? Si presentano delle nominations a questa pagina contenente la scheda per votare. Leggete bene le istruzioni per non farvi invalidare le preferenze, sperando che non sia anche questo l'ennesimo voto della Florida. Dovete nominare almeno otto candidati in altrettante categorie e avete tempo per farlo fino a domenica dieciotto. Io ho già votato, come faccio sempre diligentemente ogni anno.

Alcuni miei suggerimenti per le nomination sono:

Miglior articolo: http://goofynomics.blogspot.it/2016/06/brexit-qualche-cifra.html
Miglior community: http://vocidallestero.it/ .
Miglior pagina FB: Le più belle frasi di Osho //www.facebook.com/lepiubellefrasidiosho
Miglior tweeter: Nero @federiconero
Miglior sito satira: Feudalesimo e Libertà.
Miglior sito cinematografico: Sinema Exit https://www.youtube.com/channel/UC0_BqFuoSfcc4K1uhp_vjKA
Miglior sito economia: Goofynomics 
Miglior sito politico / di opinione: http://www.byoblu.com/ 
Miglior disegnatore-vignettista: Edoardo Baraldi https://www.flickr.com/photos/edoardobaraldi/29595506991/

Fate poi come volete purché facciate come dico io. E ricordate che io sono vostra madre.

P.S. La raccolta delle nomination è stata prorogata fino al 30 settembre. 

lunedì 12 settembre 2016

La fiera degli Obey Obey

La triplice missione dei TG: mentire, divertire, addormentare. La vostra dose quotidiana di alienazione

Ricordate la celebre rubrica "Aguzzate la vista" della Settimana Enigmistica? Due scenette identiche tranne che per alcuni dettagli differenti da scoprire, adeguatamente nascosti nei tratti dei disegno. Potrebbe essere questo il giochino da fare mentre ci si sottopone alla tortura giornaliera del "notiziario", cercandone invano uno decente: divertirsi a trovare le impercettibili variazioni all'interno dell'informazione unificata  che ci viene propinata dal mainstream in ogni sua mutazione, dalla TV ai giornali alla pubblicità, fino alle apparentemente innocue riviste che si leggono dal parrucchiere, come un unico pastone tossico di menzogne, manipolazioni, censure e vere e proprie confabulazioni e narrazioni mitologiche.
Un polpettone avvelenato, preparato dagli chef della propaganda seguendo i classici manuali di psyop, che non solo deve veicolare il pensiero unico ma che si propone di alterare la realtà fattuale modellandone la percezione, ripetendo alcuni concetti in maniera ossessiva, il famigerato "Obey".


L'unica concessione, l'unica possibile deroga alla linea è questa piccolissima variazione di facciata, queste cinquanta sfumature di can che fugge tra un mezzo e l'altro di comunicazione, tra una testata e l'altra, che servono a giustificare, al fine di conservare una parvenza di pluralismo, l'esistenza di tanti giornali e tg. Differenze, tra Corriere, Stampa, Repubblica, TG1, 2, 3, La7, Sky, RaiNews ecc., sempre più impercettibili e non più oramai significative.

Sto perdendo la pazienza di ascoltare i notiziari, ergo di farmi torturare. Non lo sopporto più. Ormai la (dis)informazione ha raggiunto livelli impensabili in tempo di pace e in democrazia. Gli uomini e donne che si prestano quotidianamente a vomitare menzogne in diretta dallo schermo televisivo e sulle pagine dei giornali per il giornaliero freak show, per la Fiera degli Obey Obey, stanno spendendosi gli ultimi scampoli della pietà che possiamo racimolare per gente che tiene famiglia ma accetta allo stesso tempo di partecipare allo scempio della nostra civiltà senza il minimo senso di vergogna per ciò che sta contribuendo attivamente a fare. Per quanto mi riguarda mi fanno letteralmente schifo. Cominciano seriamente ad essermi più simpatici gli scarafaggi, di loro.
Sottopagati, sfruttati, obbligati a mentire, minacciati di licenziamento eppure capaci di avere orgasmi multipli magnificando i governi golpisti, masturbandosi con la sconcia UE, l'orrendo euro, i falsi papi, la fottuta globalizzazione, la finanza cancerosa e busona, il buonismo genocidario dei Pacciani dell'ONU e dei loro pupazzi, la violenza del selvaggio parificato al civilizzato, la democrazia fatta girare al contrario con il suo bel messaggio satanico neanche più tanto nascosto.
Così realistici, gli orgasmi di queste porno(press)stars, da sembrare autentici, e con i morti, di austerity, di male di vivere, di paura, veri. La categoria definitiva del porno: la snuff democracy.
Non riesco a ricordare da quando non si organizzi, nel mondo dell'informazione, quella cosa che una volta si chiamava sciopero e che in altri tempi assai meno tragici i giornalisti avrebbero indetto ogni benedetto giorno per motivazioni assai meno gravi della distruzione totale del concetto di informazione libera. Chiudono i giornali? Che crepino. E' la giusta nemesi per i corresponsabili di uno dei crimini più odiosi di questo fottutissimo terzo millennio nato sotto una stellaccia nera. Assaporino quella durezza del vivere che ci esortano ad accettare supinamente perché così vogliono i loro padroni. Incapaci di agguantare un cazzo di microfono e gridare: "E' tutto falso, e io tutto questo non lo accetterò più!" e magari di spararsi alla fine un colpo in bocca. Codardi, infime forme di vita, kapò senza vergogna. Stiamo registrandovi tutto, tutte le porcate che dite. La vedete la lucina rossa del REC dall'altra parte dello schermo?

Mentire, manipolare, censurare. 
Eccovi un piccolissimo horror show.

"Assaltano i camion. Pensate a quanto sono disperati." Sentita su SkyTG24.
"E' associata allo studio Previti, e voi sapete cosa significhi questo politicamente". La7, rassegna stampa mattutina.
"Il lavoro è calato in Italia, Vuoi per la crisi, vuoi per la Brexit..." TGLa7
"Trump avanti ma la Clinton ha già praticamente in tasca la maggioranza dei grandi elettori". TGLa7, prima dei recenti avvenimenti undicisettembrini con il crollo in caduta libera ed isteriforme della Hitlery.

Il Resto del Carlino cartaceo.
Due pagine affiancate. Una intitolata "L'Esodo", aiuti umanitari. Notizie sui milioni di euro ai rifugiati siriani attraverso carte ricaricabili ma anche su un imam espulso perché ha rifiutato di giurare sulla Costituzione e su tre giovani jihadiste che, secondo quanto ci raccontano, stavano preparando un attentato alla Gare de Lyon a Parigi ("per l'11 settembre", naturalmente).
Sull'altra pagina il titolo: "L'Epidemia, sanità in allerta". 
"Influenza record: è già arrivata. "Bimbo malato sbarcato dalla Libia". Lo specialista: "Vaccinatevi, quest'anno l'infezione sarà pesante." "Auspico che siano vaccinate anche le donne in gravidanza." 



Perché affiancare migranti ed epidemie, ovvero titillare l'inconscio e la memoria storica di antiche pestilenze, con il rischio di rievocare lo spettro di odiosi ed orrendi film nazi dove a folle di ebrei venivano sovraimpresse orde di ratti della specie "rattus norvegicus", il propagatore della peste in Europa nei secoli passati? E' inevitabile, per l'ineffabile lettore del Carlino di Piddinia, chiedersi: "E se invece del virus influenzale  - che notoriamente viene però dall'Asia - sbarcasse un fratellino particolarmente stronzo di Ebola?"
Perché il messaggio finale, l'obey "vaccinatevi" di Big Pharma deve essere associato e passare attraverso la fobia della pestilenza? Come si fa a non diventarlo, fobici, paranoici e razzisti, di fronte a tale strumentale invito a "vaccinare le donne incinte" mentre milioni di potenziali pazienti zero sbarcano sulle nostre coste senza possibilità di serio controllo sulla loro salute?

Tutto ciò ha una valenza profondamente sadica. "Vi portiamo le coperte infette e voi non potete ribellarvi, non potete farci nulla". Pensi alla facciaccia da Joker della Merkel sottotitolata in arabo che, mentre le sue concittadine vengono stuprate, invita ad aprire le porte in nome dell'accoglienza.

Poi i kapò dell'informazione nasconderanno la razza e la religione di molestatori e aggressori ottenendo come logica conseguenza che tutti capiscano benissimo di chi si è trattato. Quando l'hai capito, iniziano a negare.  Ma no, hai capito male e se hai mal pensato sei razzista. Magari non è stata affatto rissa di religione ma lo insinuano lo stesso.
Ciò dimostra anche il profondo razzismo, questa volta vero, di chi movimenta masse umane considerandole formate unicamente da orchi feroci o untori delle peggiori epidemie e fa di tutto perché tu li percepisca come tali, come subumani. Il sadismo consiste poi nel chiamare razzista chi ne prova giustamente orrore.
Mi dispiace ma questo non si spiega solo con l'utilitarismo dell'industria tedesca che ha bisogno dell'esercito di riserva e di abbassare i salari. Con il solito materialismo storico marxista. C'è qualcosa di più oscuro ed orrendo.  

Per quanto possa essere grave il problema dell'euro, il bullone finito prima nell'ingranaggio europeo e poi in quello dell'intera economia mondiale, e per quanto possa essere necessario fare di tutto per rimuoverlo per rimettere in moto le nostre esistenze bloccate da una paralisi altrimenti incurabile, ho paura che quello dell'informazione e dello stato di degenerazione in cui si trova, sia un problema ancora più urgente e preoccupante da risolvere, senza la soluzione del quale non è pensabile risolvere alcunché d'altro. Finché potranno e lasceremo loro manipolare la realtà, l'euro potrà continuare ad essere percepito da chi lo subisce come "solo una moneta".



lunedì 22 agosto 2016

Digestivo Ventonetto


Bella immagine, bel gioco di chiaroscuri. Io, chiaro e la scura. Anzi, la Signora Oscura. Uno spot sulla faccia da luna piena di Hollande, tronfio del suo 17 % di gradimento presso i francesi e un altro sulla mano di Renzi. Gesto più da digestione difficile che protonapoleonico. Ai quasi vecchi come me ricorderà senz'altro una nota campagna pubblicitaria anni '60.

Ho appena finito di leggere l'ennesimo delirio da pene d'amor perdute di Eugenio Scalfari sul ménage à trois occorso in uno dei luoghi più nefasti d'Europa, Ventotene e celebrato stasera sui canali del Grande Renzi che paghiamo in bolletta, con la replica del Triumph des Willens de noantri, "Un mondo nuovo", il biopic su Spinelli e Co. al cui confronto la pedopropaganda di Al Qaeda spacciata sui TG come reportage dalla Siria, a colpi di piccoliXchehannocommossoilmondo, diventa vera informazione.

Ugenio, terrorizzato all'idea di sopravvivere alla UE e al suo mostro deforme, l'euro, si macera nell'angoscia di non aver ancora visto Renzi introdurre il "Ministro delle Finanze dell'Eurozona", una figura istituzionale immaginaria simile al Ministro della Magia dei libri di Harry Potter e come non ci fosse già il duo Schauble-Weidmann a ricoprirne il ruolo in pectore. 
Quelli che a novant'anni ancora fingono che la Germania sia un paese come un altro e non la solita vecchia Maria Braun, baldracca guerrafondaia e opportunista, drogata di surplus.
Capisco l'angoscia di un povero vecchio che non vedrà mai il sogno europeo realizzarsi e nemmeno il suo incubo, speriamo. Tuttavia mi chiedo: non lo vede il parametro illogico? Non è curioso, per non dire sospetto, che un trio di galeotti rivoluzionari comunisti abbiano fornito la grande idea che da allora guida le progettualità economiche e politiche continentali della peggio Reazione neoaristocratica sovranazionale? E' la mia teoria che del comunismo non si debba buttare via nulla se può servire a soggiogare meglio il popolo, e che l'unico comunismo brutto, per gli anticomunisti, sia quello versione nazionalista di Stalin e non quello internazionalista busone e necro-negrofilo di Trotzki?

E poi, la sa una cosa, Ugenio? Io non so i miei lettori, ma in questo suo appello a Renzi affinché "solo lui decida" io ci sento, più che l'antifascismo degli Spinelli e il loro presunto progressismo, tanto ma tanto di quello che voi intendete come fascismo. Ma proprio 'na cifra. 


Al grullo della Provvidenza preferisco il "fascismo" del parlamentarismo, la seduzione di ciò che resta della democrazia e della libertà di potersi considerare popolo e nazione. Augurandomi che, il più presto possibile, quest'incubo europeo al servizio della globalizzazione all'insegna della poltiglia umana senz'anima sprofondi definitivamente nella Geenna della Storia assieme ai suoi fautori, giovani e vecchi.




giovedì 11 agosto 2016

Sarà un'Europa sempre meno per donne?




Prima di far ripartire il blog dopo le vacanze, vi propongo l'articolo che ho scritto per la rivista "Puntozero", che trovate ancora in edicola. Un ringraziamento a Tom Bosco per l'ospitalità.


L'afflusso sempre più massiccio ed incontrollato in Europa di persone provenienti da diverse realtà culturali, in particolar modo uomini musulmani portatori di una visione del mondo il cui impatto con le conquiste dell'emancipazione femminile è potenzialmente devastante, rappresenta o no una minaccia per le donne di questo continente?
Perché alcune delle maggiori organizzazioni hindu e sikh in Gran Bretagna hanno avvertito le autorità della possibilità di “assalti sessuali pianificati di massa in stile Colonia” ai danni delle donne bianche e asiatiche non musulmane? 
Perché chi gestisce la cosiddetta politica dell'accoglienza, soprattutto dal punto di vista mediatico, non gradisce che si riferiscano all'opinione pubblica i dati sempre più allarmanti su una vera e propria epidemia di stupri da parte di stranieri in paesi come la Svezia, che sono anche quelli maggiormente coinvolti dai flussi migratori?

Perché i movimenti femministi e tutto il mondo progressista, così attenti alla difesa dei diritti civili, non protestano contro queste violenze sulle donne e contro i segnali sempre più preoccupanti che provengono da una realtà che non parla affatto di integrazione dello straniero nel nostro mondo ma di sopraffazione da parte di culture esterne sempre più aggressive nei confronti del modello di vita occidentale, non privo di difetti e storture ma sicuramente il migliore possibile in quanto a offerta di libertà alle donne?
La scelta del neo sindaco di Londra (musulmano) di vietare i manifesti pubblicitari con corpi femminili troppo perfetti e scoperti è difesa del “corpo delle donne” o un antipasto della sharia che verrà?

Ripartire da Colonia.

Per rispondere a queste domande è bene ricordare ciò che accadde il 31 dicembre 2015.
Il primo gennaio la Polizia di Colonia rilasciò questo comunicato: Tutto si è svolto in tranquillità questa notte ma non era vero. Quella notte di festeggiamenti per San Silvestro era acccaduto di tutto e qualcosa di mai visto prima né per le strade della civile capitale del Nord-Reno Westfalia e neppure nell'intera Germania ed Europa ed occorsero diversi giorni prima che i media mainstream ne raccontassero, rompendo un'inspiegabile congiura del silenzio a livello mondiale che arrivò a comprendere le principali reti televisive statunitensi.

Incredibilmente, quello che ormai possiamo considerare un attacco terroristico condotto secondo la tecnica del swarm attack (attacco a sciame) avvenuto in contemporanea in diversi paesi europei: Germania, soprattutto, ma anche Svizzera, Austria, Svezia e Finlandia, fu tenuto nascosto all'opinione pubblica, nell'era della comunicazione immediata globale, per una settimana. 
Dopo le cronache della stampa locale, fu il sito inglese indipendente Breitbart London a raccontare per primo al mondo, il 4 gennaio, delle aggressioni a sfondo sessuale perpetrate ai danni delle donne europee da gruppi di uomini organizzati dall'aspetto nordafricano e mediorientale, avvenute in maniera sistematica a Colonia la sera di Capodanno.

Queste aggressioni, come confermato dai racconti delle vittime, risultarono condotte attraverso la modalità del taharrush gamea. Un'usanza di intimidazione e predazione sessuale di gruppo utilizzata in alcuni paesi islamici ai danni di donne troppo emancipate secondo i canoni culturali locali, oppure trovate sole per strada o isolate in mezzo a manifestazioni di piazza. Un gioco crudele dove le donne vengono circondate, spogliate, toccate in ogni parte del corpo e violate nelle parti intime con le dita da gruppi di decine di uomini e che, durante le recenti “rivoluzioni colorate” nel mondo islamico, prese di mira anche donne occidentali, come nel caso della giornalista americana Lara Logan, aggredita sessualmente e quasi linciata in Piazza Tahrir al Cairo nel 2011 durante un reportage per la tramissione “60 Minutes” della CBS.

Nel rapporto ufficiale su quelli che erano ormai divenuti “i fatti di Colonia”, presentato dal ministro degli interni del Nord-Reno Westfalia Ralf Jäger e pubblicato sulla “Bild” il 21 gennaio, erano elencate le 821 denunce sporte solo nella città renana - ma il numero totale delle vittime ammonta a più di mille – per furto, aggressione a scopo sessuale (ben 359 casi) fino allo stupro di gruppo.
Il rapporto prova che l'aggressione andò avanti per tutta la notte e che i primi episodi avvennero alle ore venti, proprio mentre la cancelliera Angela Merkel indirizzava il suo augurio televisivo di fine anno ai concittadini, esortandoli all'ineluttabile accoglienza nei confronti dei migranti e facendosi per la prima volta sottotitolare in arabo in segno di buona volontà di integrazione. Sottomissione, direbbe piuttosto qualcun'altro.

Nei giorni successivi alla rivelazione dei crimini perpetrati a Colonia e nel resto d'Europa, l'opinione pubblica di chiedeva il perché dell'assoluta inadeguatezza della risposta delle autorità e delle forze dell'ordine a questo atto che riuscì a terrorizzare e a lasciare un marchio indelebile e in stato di shock l'opinione pubblica europea come e forse più di altri attacchi condotti con metodi più, diremmo, convenzionali di terrorismo.
Le testimonianze raccontano di come gli assalitori avessero preso possesso della piazza attraverso il lancio di petardi a scopo diversivo e le donne si fossero trovate, nella confusione, circondate e sospinte nello spazio compreso tra il Duomo e la Stazione (chiusa, quindi senza possibilità di offrire loro una via di fuga) in quella che assomigliava proprio ad una tattica di accerchiamento.

Per il fatto che i perpetratori poterono agire per ore indisturbati la polizia di Colonia si giustificò dicendo che si era trovata a fronteggiare qualcosa di “totalmente inatteso”.
Le autorità seppero subito che si trattava di aggressori nordafricani o mediorientali, tuttavia il riflesso condizionato del politicamente corretto e della ragion di stato – il non poter sconfessare la politica delle porte aperte della cancelliera Merkel – le indussero a minimizzare e addirittura a negare gli eventi, accusando al contempo di razzismo chi osasse tirare in ballo i migranti.

E' probabile che il quadro completo di ciò che avvenne a Colonia debba ancora essere delineato ma ogni giorno, ancora a distanza di sei mesi dall'accaduto, si aggiungono tasselli ad una trama che diventa sempre più inquietante, torbida e vergognosa per le autorità tedesche e non solo. 
La polizia ha infine dovuto ammettere che gli assalti alle donne – e anche a uomini e a persone omosessuali – occorsero in 12 dei 16 stati della Repubblica Federale Tedesca, prova della coordinazione degli attacchi sotto un'unica regia, ma vi è qualcosa di ancor più grave che deve essere raccontato.

Dalla rivelazione di un memorandum interno della Polizia di Colonia, secondo “Die Welt”, si apprende che essa fu preavvertita della possibilità di azioni criminali da parte di nordafricani, durante le celebrazioni di fine anno. La nota, del 29 dicembre, diceva: “in concomitanza con i festeggiamenti ed il consumo di alcool è ragionevole attendersi situazioni a rischio in aree affollate, come un aumento dei borseggi e delle aggressioni fisiche, soprattutto da parte di NAFRI (nome convenzionale per nordafricani, n.d.r.) che potrebbero avvantaggiarsene”.
Non solo. Il problema della mancanza di forze di polizia sufficienti a fronteggiare l'emergenza fu dovuto alla decisione del ministro renano Ralf Jäger di negare al capo della polizia Wolfgang Abers i rinforzi richiesti, in numero di almeno 100 uomini. Uno dei documenti inviati dal ministro alla polizia il primo gennaio dimostra che il governo della Renania-Westfalia sapeva perfettamente cosa fosse accaduto. Vi erano stati “stupri, abusi sessuali, rapine, scippi, compiuti da stranieri e, in particolare, un gruppo di 40-50 persone aveva assalito giovani donne nella zona antistante la stazione ferroviaria.” Ricordate invece cosa aveva twittato la polizia? “Tutto tranquillo”.

Jäger, che ha mentito ai suoi cittadini e ha tramato per silurare il capo della polizia; che premette sulla polizia affinché fosse cancellato dal rapporto sulle denunce la parola stupro, con la motivazione che “con il dito non si può definire stupro” e affermò infine che “i discorsi razzisti della destra sui social sono altrettanto gravi degli stupri” è ancora incredibilmente al suo posto.

E' assai probabile inoltre che i servizi segreti di diversi paesi sapessero. C'è infatti anche una strana storia che riguarderebbe la trasmissione, nei giorni precedenti al 31 dicembre, dalla polizia tedesca a quella finlandese, di informazioni riservate sull'allerta per possibili atti di violenza da parte di immigrati da effettuarsi in concomitanza dei festeggiamenti di fine anno. Questa preconoscenza avrebbe permesso alle autorità finlandesi di eseguire perfino alcuni arresti preventivi. La notizia si basa su un'intervista radiofonica con il ministro degli Interni finlandese Petteri Orpo, che però non ha rivelato la fonte dell'intelligence. L'ennesimo caso in cui qualcosa è stato lasciato accadere? E a quale scopo?

Fu atto di guerra?

Come per tutti i crimini, anche per le aggressioni di Colonia abbiamo evidenti prove circa gli esecutori materiali (immigrati nordafricani e mediorientali anche di seconda e terza generazione, oltre a migranti dell'ultima ora) ma solo indizi sui mandanti. Gli esecutori furono probabilmente arruolati tramite il passa parola, gli SMS e il denaro, dimostrando che, con la giusta parola d'ordine, si possono slatentizzare e attivare migliaia di cellule dormienti già presenti sul nostro territorio.

Chi organizzò quindi il swarm attack di terrorismo sessuale, invitando i maschi islamici al gioco dello stupro in un assalto di stampo razzista (anti-autoctono, anti-bianco e, perché no, anti-cristiano nonché misogino), che ebbe come obiettivo le donne europee, scelte accuratamente in mezzo alla folla dei festanti e colpite nel momento in cui si trovavano fuori casa, in luoghi aperti, sole o in compagnia di altre donne, insomma indifese? “Andavano a caccia delle donne", "sembravano un vero esercito", riportano le numerose testimonianze, tra le tante, di un portiere d'albergo, di uomini della polizia e delle stesse ragazze vittime delle violenze:
“A decine formavano un cerchio e assalivano le donne, chiudendo loro ogni via di fuga, impedendo fisicamente di uscire. Poi stringevano il cerchio e passavano alle vie di fatto, urlando. Sono state storie d'inferno, come fosse una guerra ma noi eravamo vittime civili. E ora nella nostra città non ci sentiamo più sicure.” (fonte)

C'è un'intervista ad un “profugo siriano” in Germania su YouTube dove egli, alla domanda “qual è il suo rapporto con i tedeschi in questa cittadina?” risponde, e lo ripete anche in altre parti dell'intervista: “Beh, abbiamo problemi con i civili”. 
Conosco una sola categoria di persone che si riferirebbero agli abitanti di una città come a “civili”, ovvero un soldato. 

Questi riferimenti agli eserciti e alla guerra che scaturiscono dai resoconti di quello che sembrava all'apparenza solo un brutto fatto di cronaca, rimandano ad una brillante ricerca di una studiosa americana, Kelly M. Greenhill, dal titolo “"Weapons of Mass Migration: Forced Displacement, Coercion, and Foreign Policy" (Armi di migrazione di massa: deportazione, coercizione e politica estera), pubblicato in volume dalla Cornell University Press nel giugno 2011.
La ricerca di Greenhill analizza, senza filtri emotivi e political correctness ma in modo scientifico, il fenomeno delle migrazioni di massa dal punto di vista strategico. Ovvero gli spostamenti sempre più frequenti e sospetti, perché sembrano provocati ad arte, di masse di persone verso quei paesi che, ecco la stranezza, in vari modi sono sottoposti alle pressioni economiche e politiche che provengono da specifici interessi nazionali e sovranazionali. Secondo la Greenhill, che analizza una cinquantina di esempi tratti dalla storia recente, siamo di fronte ad una nuova arma non convenzionale. 

Se l'arma di migrazione di massa appartiene anch'essa all'arsenale della “terapia dello shock” (teorizzata da Naomi Klein nel suo celebre libro), è facile capire come l'attacco alle donne europee possa essere parte di una strategia di sottomissione, di un tentativo di colonizzazione da parte dell' Islam utilizzato come cavallo di Troia, che sarebbe funzionale a sua volta ad un più ampio progetto di feudalizzazione globale che prevede una ristretta e ricchissima élite che governa una moltitudine di schiavi.
Se la popolazione in generale può essere terrorizzata e sottomessa con la minaccia dell'austerità, per le donne non vi sarebbe di meglio che terrorizzarle con lo spettro dello stupro e di quello peggiore, per giunta, quello di guerra. 

Sul ruolo dell'Islam, nel novembre scorso Monica Crowley sul Washington Time scriveva che una parte fondamentale del jihad è la hijra, ovvero la conquista del territorio infedele mediante migrazione. Si mandano avanti gli uomini, poi, tramite i ricongiungimenti famigliari e l'alta fertilità, si diventa maggioranza sul territorio. Pensare che, a quel punto, possa ancora essere possibile il "rispetto delle nostre leggi" e l'integrazione degli ospiti nel tessuto sociale democratico, come affermano gli utopisti dell'accoglienza, e non piuttosto l'applicazione della sharia agli infedeli, è pia illusione.

Tuttavia le autorità europee e gli esponenti delle organizzazioni non governative internazionali e sovranazionali ormai più potenti ed influenti, nel disegnare i destini dei popoli, dei governi eletti democraticamente, insistono nell'obbligarci all'inevitabilità dell'accoglienza, alla necessità improrogabile del mescolamento delle etnie, razze e religioni, adducendo motivazioni di carattere demografico che nascondono un progetto che in realtà è solo politico e di tipo totalitario. 
Un fenomeno che non riguarda, ad esempio la Cina, alla quale nessuno va a rimproverare di essere troppo poco “diversa” ma, in specie, il primo mondo più democraticamente avanzato. Operazione supportata da una colossale macchina propagandistica pronta a censurare l'informazione e a marchiare ogni dissenso, come abbiamo visto, con lo stigma del razzismo.

Perché il negazionismo femminista, globalista e di sinistra? 

In questo contesto, l'atteggiamento negazionista di gran parte del mondo femminista e di sinistra riguardo alle responsabilità degli uomini stranieri per le sempre più frequenti violenze sulle donne europee, culminate nel clamoroso sex mob di Colonia, risulta francamente disgustoso.
Se Alice Schwarzer denunciò fin da subito la censura ventennale delle autorità tedesche nei confronti degli stupri commessi dagli immigrati ed il loro carattere “bellico” (ancora un riferimento alla guerra), dimostrando di non aver cancellato la memoria del prezzo altissimo pagato nel dopoguerra dalle donne tedesche, e se una delle pochissime giornaliste in Italia a prendere sul serio la minaccia di Colonia fu Lucia Annunziata, in Europa l'argomento appare uno dei più forti tabù difesi della retorica di quella rivendicazione dei diritti della Donna che non è più femminismo ma femminesimo. Il negazionismo su Colonia si è espresso in ogni sfumatura della solita neolingua che, attraverso poche parole chiave, unifica il pensiero triturandolo nel verbalismo.

Così, per citare qualche esempio dal florilegio della vergogna, anche a Colonia la colpa è stata del “patriarcato”, degli uomini in quanto tali e poi, comunque, i migranti sembra debbano essere scusati perché “hanno alle spalle storie dolorose” (Dacia Maraini); sono uomini giovani e soli e, secondo la professoressa norvegese Unni Wikan, "la donna norvegese deve capire che viviamo in una società multiculturale e che deve adattarsi ad essa."
Meglio stuprate che razziste. Negare, negare, negare

Perché per nessuna delle vittime degli stupri di gruppo con le dita è stato evocato lo spettro del femminicidio, che invece può benissimo definire – anche a sproposito - qualsiasi approccio compiuto da un maschio bianco occidentale sulle sue simili, e perfino prestarsi a diventare frame riempitivo dominante sui media quando ci sono da coprire gli insuccessi bellici imperiali?
Se siamo arrivati al bizzarro giustificazionismo dell'esemplare peggiore di predatore, ovvero lo stupratore di guerra è perché egli è stato sovrapposto, attraverso una vera e propria character sanctification, al Buon Selvaggio inesistente, del cui giudizio le femministe e i loro femmicicisbei, la controparte emasculata della diade politicamente corretta, hanno il terrore.
Eppure sono convinta che, nel profondo, la scoperta che il maschio stupratore non è quello ormai castrato ed asessuato che si trascina al loro fianco senza più aver la forza di reagire ma arriva dal futuro dell'Eurabia multietnica deve averle scioccate.

Il cortocircuito del femminismo è del resto lo stesso del '68: uccidere il padre e, in più, senza aver fatto i conti con la madre che, in tutto il mondo, ha la responsabilità del preservare e tramandare un tipo di educazione dei maschi al non rispetto se non all'aperta sopraffazione delle donne. Gli uomini li fanno le donne ad ogni latitudine, quindi anche nel mondo islamico, dove sono sempre le donne a trattare i maschi come principi fin da bambini e in quello africano, dove sono le donne a tenere ferme le bambine che devono subire l'atroce tortura dell'infibulazione.

Quindi, per risolvere il conflitto, invece di una sana autocritica che affronti finalmente l'arretratezza reazionaria e fascistoide dell'educazione dei maschi affidata alle femmine, è auspicabile la scomparsa in blocco della propria etnia o addirittura razza. Solo un grande desiderio di autodistruzione può spiegare infatti questi tempi di kali yuga.

Perché Colonia?

I leader europei, dal canto loro, per bocca del primo vice-presidente della Commissione, Frans Timmermans, hanno perfino affermato che le violenze sessuali di Colonia furono solo un problema di ordine pubblico e che non ebbero nulla a che fare con la crisi dei rifugiati. “Allo scopo di far risuonare la voce della ragione e contrastare la retorica populista e le reazioni xenofobe provocate dagli eventi”, recitava una pomposa nota della commissione, “si invita a respingere incondizionatamente le false associazioni tra certi atti criminali, come gli attacchi alle donne durante il capodanno di Colonia e l'afflusso di migranti."
Una così sfacciata negazione ha quasi il sapore della sfida.

Comunque, chi ha organizzato il swarm attack, chiunque sia, ora ha ottenuto importanti informazioni sul nemico. 
Sa che quella del terrorismo sessuale è un'ottima tattica che potrà essere messa in pratica altrove e in maniera ancora più audace, tanto i media taceranno per obbedienza e gli emasculati e succubi maschi europei si prenderanno la colpa al posto dei veri stupratori, come è avvenuto dopo Colonia. 
Sa che i progressisti europei preferiscono offrire le proprie donne, ovvero ciò che dovrebbero avere di più caro al mondo, in pasto all'invasore, piuttosto che rischiare l'accusa di razzismo.
Soprattutto sa che, in generale, l'immagine dell'Europa in questo frangente è stata quella di un continente di vigliacchi senza nerbo, in balia di governanti totalmente incapaci e soprattutto senza la volontà di difendere i propri cittadini. Addirittura ben disposti eventualmente a "lasciar accadere" le peggiori violenze ai danni delle loro cittadine. Soprattutto lo sarebbero le donne politiche, talmente uguali ai loro colleghi maschi da essere senz'altro capaci di scatenare guerre e compiere genocidi al loro pari.

Direi che l'esperimento, dal punto di vista di chi vuole conquistarci, chiunque egli sia, è perfettamente riuscito. Purtroppo per noi.
Questo a meno che, invece, l'attacco sia stato organizzato, sempre grazie alla manipolazione di manovalanza islamica, da una mano “amica”, allo scopo di avvertire gli europei dei pericoli insiti nell'immigrazione incontrollata e tentare di scuotere l'opinione pubblica e spingerla a ribellarsi prima che sia troppo tardi. E' un'ipotesi che ad Angela Merkel deve essere passata, anche solo per un attimo, per la mente.


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