venerdì 9 dicembre 2016

Il famoso "salvati nel Canale di Sicilia", ovvero un disegnino animato vale più di mille disegnini statici



Ho tradotto per voi questo articolo comparso sul sito Gefira. Dice cose molto gravi ma che abbiamo sospettato per mesi, se non anni. Soprattutto a causa di quella menzogna, martellata ogni sera dai media nel tentativo di farla diventare verità, relativa ai "salvataggi nel canale di Sicilia" e sempre di "donne e bambini" e sempre "rifugiati", mentre la realtà, se ciò che racconta Gefira è vero, è totalmente diversa. Il video è veramente impressionante. In un paese normale e in un mondo normale tutto questo sarebbe inaccettabile e impensabile.


Per due mesi, utilizzando marinetraffc.com, abbiamo monitorato gli spostamenti di navi di proprietà di un paio di ONG,  incrociandone i dati con quelli dell'UNHRC relativi agli arrivi giornalieri di migranti africani in Italia. Ciò che abbiamo scoperto è un grande inganno e un'operazione illegale di traffico di esseri umani su larga scala.
Le ONG, gli scafisti, la mafia, di concerto con la UE, hanno trasportato via mare migliaia di clandestini in Europa con il pretesto di salvare vite umane, assistiti dalla guardia costiera italiana che ha coordinato le loro attività.



I trafficanti di uomini contattano la guardia costiera italiana in anticipo sulla partenza per preavvertirli della necessità di prelevare i passeggeri delle loro imbarcazioni. Le navi delle ONG si dirigono nel punto di "soccorso" quando coloro che sono da salvare risultano ancora in Libia.
Le 15 navi che abbiamo osservato, di proprietà o noleggiate da ONG, sono state viste lasciare i porti italiani, dirigersi a sud, fermarsi a poche miglia dalla costa libica, prelevare il carico umano e ritornare per le 260 miglia che la separano dall'Italia, nonostante il porto di Zarzis in Tunisia sia appena a 60 miglia dal punto di raccolta.

Le organizzazioni non governative in questione sono: MOAS, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Médecins Sans Frontières, Save the Children, Proactiva Open Arms, Sea-Watch.org, Sea-Eye and Life Boat.

Le reali intenzioni delle persone che stanno dietro alle ONG non sono del tutto chiare. Non ci sorprenderebbe se la loro vera motivazione fosse il denaro. Rispondono anche a direttive politiche. Ad esempio il MOAS, di stanza a Malta, trasportando i migranti in Italia impedisce che essi giungano sulle coste maltesi.
Il MOAS è diretto da un ufficiale di marina maltese ben noto a Malta per non essere tenero con i migranti.
E' anche possibile che queste organizzazioni siano gestite da benefattori in buona fede che non capiscono che, offrendo i loro servigi, fungono da magnete per le popolazioni africane, provocando così più partenze, più naufragi e più vittime, senza contare che le loro azioni stanno destabilizzando l'Europa.
Qualunque sia la motivazione di queste organizzazioni, le loro azioni finiscono per essere criminali, dato che la maggior parte di questi migranti risulteranno non avere diritto ad asilo e finiranno per le strade di Roma o Parigi, sollecitando tensioni sociali e razziali.

Bruxelles del resto ha creato leggi speciali a tutela dei trafficanti. In una sezione dedicata di una risoluzione della UE dell'aprile 2016", si afferma che "armatori privati e organizzazioni non governative che assistono i salvataggi nel Mediterraneo, non devono essere soggetti a punizioni per l'assistenza che prestano".

Nei due mesi della nostra osservazione del traffico marittimo, abbiamo monitorato il trasferimento illegale in Italia di almeno 39.000 africani, eseguito con il pieno consenso delle autorità italiane ed europee.
Inoltre, in ottobre abbiamo scoperto che quattro ONG hanno prelevato persone all'interno delle acque territoriali libiche. Abbiamo prova del fatto che questi scafisti avessero preventivamente comunicato la partenza alle autorità italiane. Dieci ore prima che i migranti lasciassero la Libia, la guardia costiera italiana infatti diresse la ONG verso il punto di raccolta. Potete leggere i dettagli completi in questo articolo: “Caught in the act: NGOs deal in migrant smuggling”.

Il MOAS ha legami stretti con la famosa compagnia americana di contractors Blackwater, con l'esercito americano e con la marina maltese: “The Americans from MOAS ferry migrants to Europe”.

mercoledì 7 dicembre 2016

Guest post. La replica di Roberto Buffagni al FSI




Ricevo da Roberto Buffagni e volentieri pubblico, la sua risposta alle argomentazioni del FSI (Fronte Sovranista Italiano) apparse su Appello al Popolo.


Grazie della replica articolata e cortese. Dal vostro scritto scelgo per ora tre punti chiave. Pur prefiggendomi la massima semplificazione, come si conviene a un’analisi che è anzitutto formale e strategica, non è possibile rispondervi, come sarebbe desiderabile, con maggior brevità. Sul resto, se lo vorrete, si potrà continuare a dibattere in seguito.

I testi integrali del mio intervento e della replica di Stefano D’Andrea e Paolo Di Remigio del Fronte sovranista italiano si trovano qui: http://ilblogdilameduck.blogspot.it/2016/11/make-italy-great-again.html e qui: http://appelloalpopolo.it/?p=26256

1) “Buffagni non spiega perché la UE sia il nemico”

Designo l’UE come nemico perché l’UE è un progetto imperiale fallito sin dal suo concepimento, politicamente non vitale e non riformabile, gravemente dannoso per la nazione italiana, potenzialmente catastrofico per l’intera Europa. Nella grammatica politica, esistono soltanto gli Stati nazionali, che possono in varia forma e misura confederarsi, cioè unirsi in modo revocabile: v. il progetto gaulliano di “Europa delle nazioni”; e gli Imperi, in cui l’unità è federale, cioè irrevocabile: v. per antifrasi la guerra di secessione USA tra Nord federale e Sud confederale. 

L’Europa non può essere o diventare uno Stato nazionale, perché se esiste una civiltà europea, non esiste una nazione europea. L’UE non è una confederazione: se lo fosse, il quadro giuridico dei rispettivi poteri e competenze di Stati nazionali e istituzioni confederali sarebbe chiaro e politicamente legittimato, e l’unione revocabile. L’UE è un progetto imperiale federale. Per federare un insieme di Stati in un organismo istituzionale maggiore, Stato-nazione o Impero che sia, ci vuole un federatore (v. il ruolo di Piemonte e Prussia nelle unificazioni italiana, nazionale, e tedesca, imperiale, del XIX sec.). I requisiti essenziali del federatore sono l’indipendenza politica e la forza egemonica (senz’altro militare, nel caso migliore anche economica e culturale). Nel progetto di federazione imperiale UE non c’è un federatore: lo Stato più forte, la Germania, difetta di entrambi i requisiti (ospita sul proprio territorio basi militari non europee, è economicamente ma non culturalmente egemone). 

In realtà, il progetto federale imperiale UE ha due federatori a metà: un federatore politico (gli USA, che dispongono dell’indipendenza politica, della forza militare, e in certa misura dell’egemonia culturale in Europa) e un federatore economico (la Germania). Nessuno dei due “federatori a metà”, né il politico né l’economico, può/vuole portare a compimento la sua opera. Gli Stati europei non possono federarsi politicamente con gli USA, diventando il cinquantunesimo, cinquantaduesimo, settantottesimo, etc., Stato della federazione nordamericana. Né gli Stati europei possono federarsi intorno all’egemonia economica tedesca, perché il vantaggio economico del “federatore a metà” tedesco implica lo svantaggio economico senza contropartita politica della maggior parte dei federandi, che com’è logico prima o poi si ribellano politicamente: ma né gli USA per evidente assenza di legittimazione politica, né la Germania per evidente difetto di mezzi atti allo scopo, possono far uso della forza militare per ricondurli all’unità. 

Ora, nessun federatore agisce gratis et amore Dei nell’unica preoccupazione dell’interesse dei federati; ma perché l’operazione sia politicamente vitale, tra federatore e federati deve sempre avvenire uno scambio, più o meno equo e immediato, di reciproci vantaggi: anche quando la federazione avvenga per conquista sul campo di battaglia. Ad esempio, nell’unificazione italiana allo svantaggio economico patito dal Meridione – sconfitto con le armi in due campagne militari, la seconda delle quali, la “guerra al brigantaggio”, particolarmente feroce - corrispondono i vantaggi politici dell’accrescimento di potenza dello Stato, così liberato dalle ingerenze straniere, dell’integrazione tra territori culturalmente e linguisticamente affini, e, seppur tardivamente e imperfettamente, un riequilibrio/compensazione delle disparità economiche e sociali tra Nord e Sud, aggravate o almeno non appianate dall’unificazione. 

Nel caso dell’UE, invece, la federazione non può essere portata a compimento né dal “federatore a metà” politico, gli USA, né dal “federatore a metà” economico, la Germania. Ne risulta non solo una paralisi del processo di federazione, ma:

a) un grave danno politico per tutte le nazioni europee: l’UE risulta in un dispositivo di neutralizzazione politica dell’Europa nel suo complesso, del quale si avvantaggia il “federatore a metà” statunitense 

b) un grave danno economico per tutte le nazioni europee tranne la Germania e i suoi satelliti, che invece si avvantaggiano del danno altrui 

La contropartita di questi due danni, politico ed economico, è zero. Ripeto e sottolineo due volte: zero. 
Gli unici che traggono reale vantaggio, personale o di ceto/categoria, dal progetto UE, sono coloro che vogliono/possono subordinarsi e allinearsi all’uno, all’altro o per quanto possibile a entrambi i “federatori a metà”, USA e Germania. Tra costoro, in primo piano i ceti dirigenti politici pro UE e i ceti dirigenti economici e finanziari che traggono beneficio dalla globalizzazione e dall’UE, che della globalizzazione a guida USA è articolazione decisiva. 

Per l’Italia – Stato, nazione, popolo italiani – la contropartita di questi due danni, politico ed economico, è meglio esprimibile con valore algebrico negativo.
Quanto all’Europa in generale, lo squilibrio tra intenzioni (almeno esplicitamente dichiarate) e risultati effettuali dell’UE è talmente grande che minaccia di provocare, più prima che poi, una implosione/disgregazione totale del progetto UE, in modi e con effetti imprevedibili e potenzialmente catastrofici.
Morale: prima si esce dall’UE meglio è, se ne esce solo abbattendola, e la si abbatte solo se la si designa come nemico, anzi come nemico principale dell’attuale fase politica. Non si riforma dall’interno un ferro di legno, un’istituzione politica essenzialmente sbagliata.


2) “In un lungo commento … Roberto Buffagni si propone di mostrare l’impossibilità fattuale e l’indesiderabilità etica di un partito sovranista in Italia”.

Qui non leggete con attenzione. In apertura del mio testo ho scritto: “In linea di principio e in un mondo migliore, la strategia del superamento del clivage destra/sinistra e della costruzione di un’alleanza – o addirittura dell’integrazione in nuovo partito - tra forze politiche provenienti da sinistra e da destra, allo scopo di uscire dall'eurozona e di riappropriarsi della sovranità nazionale alienata alla UE, sarebbe la più adeguata alla fase politica. Peccato che secondo la mia valutazione - che può, beninteso, essere sbagliata – in Italia l’edificazione di questa alleanza è impossibile in tempi politici prevedibili (5-10 anni); non solo, ma il tentativo di crearla può rivelarsi gravemente controproducente.” Confermo. Detto per inciso, sarei ben lieto di scoprire che mi sbaglio.

3) “la sinistra non è affatto maggioritaria nell’opinione italiana: già ora i sondaggi danno i grillini in vantaggio ed è almeno probabile che in futuro gli effetti di una politica economica demenziale contribuiscano a eroderne ancora i consensi…La sinistra è morta da tempo….Cosa intendiamo col dire ‘la sinistra è morta’? Che cos’è la sinistra? La sinistra è l’alone politico e culturale creatosi intorno all’URSS, la fede, più o meno viva, che la rivoluzione creerà una società superiore all’attuale. Se questo è vero, la divisione profonda che ha colpito il popolo italiano non nasce dal 1943, come ritiene Buffagni, ma dal 1917, quando il trauma della Grande Guerra e la presenza di una nuova società battezzata da una rivoluzione creano da una parte l’aspettativa dall’altra il terrore di una prospettiva rivoluzionaria: questa aspettativa è la sinistra, questo terrore è l’alleanza volta a contrastarla – alleanza che in Italia è leggibile nei partiti del primo governo Mussolini”

Contesto la definizione di “sinistra” come “l’alone politico e culturale creatosi intorno all’URSS, la fede, più o meno viva, che la rivoluzione creerà una società superiore all’attuale.” 
C’è sicuramente anche questo, ma tra le varie forze che nascono dalla cultura politica di sinistra (ricordo che il liberalismo nasce a sinistra) c’è un minimo comun denominatore oggi molto più decisivo, che non è il SI’ alla rivoluzione. 
Il minimo comun denominatore della sinistra europea (e non solo) è l’universalismo politico. 

L’universalismo è una cosa sul piano delle idee, dei valori, della spiritualità: vi alludete voi stessi dicendo che “in fondo [i poteri mondialisti] hanno fatto propri ideali a cui noi stessi non potremo mai rinunciare: la condanna del razzismo, del sessismo, lo spirito di apertura culturale.”
Se tradotto sul piano politico, però, l’universalismo non può che incarnarsi in forze inevitabilmente particolaristiche: perché esistono solo quelle, nella realtà effettuale.

Volendo, chi se ne sente all’altezza può parlare in nome dell’umanità; ma non può agire politicamente in nome dell’umanità senza incorrere in una contraddizione insolubile, perché l’azione politica implica sempre il conflitto con un nemico/avversario. 

Senza conflitto, senza nemico/avversario non c’è alcun bisogno di politica, basta l’amministrazione: “la casalinga” può dirigere lo Stato, come Lenin diceva sarebbe accaduto nell’utopia comunista. A questa contraddizione insolubile si può (credere di) sfuggire solo postulando come certo e autoevidente l’accordo universale, se non presente almeno futuro, di tutta l’umanità: "Su, lottiamo! l'ideale/ nostro alfine sarà/l'Internazionale/ futura umanità!" (il "governo mondiale" è un surrogato o avatar della "futura umanità" dell'inno comunista). 
Lenin, e in generale il movimento comunista (o anarchico) rivoluzionario, vuole risolvere la contraddizione con la forza, imponendo la “volontà rivoluzionaria”, che “implica una volontà di violenza estrema” (corsivi vostri). Nella classificazione machiavelliana, Lenin è un “leone”. 

Le classi dirigenti UE, liberali, cattoliche, socialdemocratiche, eredi legittime delle potenze antifasciste che i fascismi sconfissero sul campo di battaglia (assente giustificata l’URSS comunista) sono “di sinistra” in quanto condividono l’universalismo politico che fu anche di Lenin (e di Bakunin, etc.). Esse però vogliono/devono risolvere la contraddizione con l’astuzia; Machiavelli le definirebbe “volpi”. Scrivo “devono”, perché a prescindere dalle intenzioni soggettive, non potrebbero essere altro che “volpi”: entrambi i “federatori a metà” non possono portare a compimento con la forza la loro opera (v. punto 1). 

Anche l’UE postula l’accordo universale, se non presente almeno futuro: accordo anzitutto in merito a se medesima, e in secondo luogo in merito al governo mondiale legittimato dall’umanità intera che ne costituisce lo sviluppo logico, e giustifica eticamente sin d’ora l’obbligo di accogliere un numero indeterminato di stranieri, da dovunque provenienti, sul suolo europeo. Il passaggio tra il momento t1 in cui l’accordo universale è soltanto virtuale, e il momento t2 in cui l’accordo universale sarà effettuale, non avviene con il ferro e il fuoco della “volontà rivoluzionaria”. Le volpi oligarchiche UE introducono invece nel corpo degli Stati europei, il più possibile surrettiziamente, dispositivi economici e amministrativi, anzitutto la moneta unica. Questi “piloti automatici” provocano crisi politiche e sociali, previste e premeditate, all'interno degli Stati e delle nazioni, ai quali rendono necessario e inevitabile o reagire con un conflitto aperto e distruggere la UE, o addivenire a un accordo universale in merito al “sogno europeo”: per il bene degli europei e dell’umanità, naturalmente, come per il bene dei russi e dell’umanità Lenin ricorreva al terrore di Stato, alle condanne degli oppositori per via amministrativa, etc. 

A questa opera va associata, inevitabilmente, una manipolazione pedagogica minuziosa e su vasta scala, in altri termini una lunghissima campagna di guerra psicologica. La dirigenza UE conduce questa campagna di guerra psicologica da una posizione di ipocrisia strutturale formalmente identica a quella della dirigenza sovietica, perché non è bene e vero quel che è bene e vero, è bene e vero quel che serve alla UE o alla rivoluzione comunista: in quanto Bene e Verità = accordo dell’intera umanità, fine dei conflitti, pace e concordia universali. (Le élites, necessariamente ristrette, di “spirituali” o “psichici” che conoscono questo arcano della Storia, hanno il diritto e anzi il dovere morale di ingannare e manipolare, per il loro bene, le masse di “carnali” che invece non lo conoscono).

Il leone Lenin accetta solo provvisoriamente il conflitto politico, e anzi lo spinge a terrificanti estremi di violenza, in vista dell’accordo universale futuro: dopo la “fine della preistoria”, quando diventerà reale il “sogno di una cosa” comunista e ogni conflitto cesserà nella concordia, prima in URSS poi nel mondo intero. Le volpi UE celano l’esistenza effettuale del conflitto (in linguaggio lacaniano “lo forcludono”), e da parte loro lo conducono provvisoriamente con mezzi il più possibile clandestini, in vista dell’accordo universale futuro, quando diventerà reale il “sogno europeo” e ogni conflitto cesserà nella concordia, prima in Europa poi nel mondo intero.

In questo grande affresco romantico proposto alla nostra ammirazione con la colonna sonora dell’ Inno alla Gioia (forse non è un caso che il Beethoven delle grandi sinfonie fosse anche il compositore preferito di Lenin) c’è solo una scrostatura, solo un piccolo difetto d’acustica: che nella realtà, l’accordo universale di tutta l’umanità non si dà effettualmente mai. Ripeto e sottolineo due volte: mai, never, jamais, niemals, jamàs, etc.

Questo chiarimento (lungo ma necessario) in merito al concetto di “sinistra” per spiegare come mai io dica che “la sinistra è maggioritaria in Italia”. La sinistra è maggioritaria nella cultura e nell’opinione degli italiani, perché maggioritario nella cultura e nell’opinione degli italiani è l’universalismo politico. 

Il M5S è anzi un caso esemplare di universalismo politico spinto fino alle estreme conseguenze dell’assurdità e del ridicolo. La scelta di non allearsi con alcuna forza politica se non su singoli provvedimenti definiti “tecnici” o “concreti” consegue, infatti, direttamente dal rifiuto pregiudiziale e preliminare del conflitto politico: dire che tutti sono avversari o nemici è identico a dire che nessuno lo è; dall’individuazione del nemico/avversario, infatti, consegue quali siano gli amici politici, che non si scelgono in base alla comunanza dei valori o all’affinità intellettuale e sentimentale, ma ci vengono imposti dalla comune inimicizia. 

Il M5S rinvia l’azione politica vera e propria al momento magico in cui, da solo, prenderà il 51% dei voti, metterà in opera un progetto di democrazia diretta elettronica totale, e gradualmente persuaderà tutti della bontà e verità della propria azione, che non si caratterizza per la rispondenza a interessi ben definiti di ceti, classi, etc., ma per qualità d’ordine prepolitico come l’onestà, la trasparenza, etc.: qualità che tutti sono costretti a riconoscere come buone e vere, se non vogliono autodefinirsi cattivi, corrotti, bugiardi, etc. Una posizione simile condurrebbe, per sua logica interna, al Terrore giacobino; se non fosse che a) il M5S è sprovvisto dei mezzi per metterlo in opera b) il M5S agisce in un quadro di sovranità nazionale limitata (dalla UE). 

In un certo senso, il M5S è un microcosmo che rispecchia il macrocosmo UE. E’ un organismo politico affatto disfunzionale, ispirato a un universalismo politico che non ha la forza di imporre; il contenuto delle sue proposte politiche si autodefinisce come “la miglior soluzione possibile a problemi concreti”; inoltre, è (probabilmente) eterodiretto da centrali USA com’è politicamente eterodiretta l’UE dal “federatore a metà” statunitense. Come l’UE in grande, così il M5S in piccolo sortisce principalmente due effetti: neutralizza politicamente l’Italia, che a causa dell’ “elefante nel salotto” M5S non riesce a schierarsi sul clivage del conflitto politico principale (UE sì/no); gioca e fa giocare agli italiani un incessante ping- pong mentale tra la UE realmente esistente (falsa e cattiva) e la UE possibile in futuro (vera e buona).

E’ dunque la sinistra in quanto vettore dell’universalismo politico che va battuta, se si vuole battere la UE.

Prova a contrario della precedente affermazione: le uniche due forze politiche che si sono sinora apertamente schierate contro l’UE sono la Lega, e Fd’I. Qual è il minimo comun denominatore tra una forza politica che nasce antinazionale e addirittura secessionista, e una forza politica che sin dal nome si definisce nazionalista? 

Il minimo comun denominatore tra Lega e Fd’I è l’opposizione frontale all’universalismo politico. 

La Lega nasce come espressione dell’interesse, inteso spesso nella sua forma più immediata e rozza, di comunità territoriali del Settentrione d’Italia. Fd’I nasce da una rielaborazione della tradizione nazionalista di destra e fascista, con l’intento dichiarato di rappresentare l’interesse nazionale. Il minimo comun denominatore tra queste due forze apparentemente incompatibili - e che lo sono effettivamente state sinché il quadro in cui operavano era quello dello Stato nazione italiano – è che entrambe assumono, come principio ordinatore della loro azione, un interesse parziale. 

La comunità territoriale rappresentata dalla Lega può ricondursi all’interesse nazionale quando senta il proprio interesse minacciato, anzitutto, da un organismo sovrannazionale come la UE, che dunque essa designa come proprio nemico principale. L’interesse della nazione italiana, che in un quadro di sovranità nazionale dovrebbe essere sovraordinato all’interesse di tutte le forze politiche, può generare una forza politica correttamente posizionata quando essa individui come nemico principale un nemico esterno alla nazione (l’UE) col quale altre forze politiche nazionali sono invece alleate.

Le piccole dimensioni di Lega e Fd’I sono la migliore illustrazione di quanto sia diffusa ed egemone la cultura politica “di sinistra”, cioè politicamente universalista, in Italia. Proprio per questo sarebbe importante che dalla cultura politica di sinistra nascesse una formazione che, criticando coerentemente l’universalismo politico e il progressismo che vi si accompagna, designasse senza esitazioni e compromessi l’UE e il mondialismo come nemico principale: perché praticare una breccia nel muro ideologico del campo avverso è un risultato la cui importanza è impossibile sopravvalutare. 


Roberto Buffagni @BuffagniRoberto

I risparmiatori con carta straccia in tasca sognano banche di cartapesta?


Questa, come direbbe Carlo Lucarelli, è una brutta storia. Una di quelle storie che crederesti possibile potesse accadere solo in America ai tempi dei derivati, ai tempi "della merda di cane dentro la merda di gatto" impacchettata e rifilata ai debitori subprime, e comunque non qui, non da noi in provincia, dove ci si fida ancora dei propri simili perché ci si trova quasi ogni giorno al caffè a commentare, nel nostro amabile e colorito dialetto, le partite della domenica, il freddo incipiente o il caldo che opprime.

Invece la brutta storia è accaduta, ed è la storia di un bail-in vero, in carne e sangue, di cui si è parlato pochissimo e solo sulla stampa locale e nel quale, l'ho scoperto solo oggi dopo i  sospetti che avevo avuto per diversi mesi, sono stata coinvolta anch'io.
Ripeto, ci si fida, soprattutto quando si conoscono da anni coloro dei quali ci si fida, perché anche i nostri genitori si fidavano di loro. E poi, vivendo da trent'anni in Romagna, nella calda accogliente Romagna, la sacrosanta e salvifica diffidenza di noi genovesi tende a perdersi irrimediabilmente.

Era da un po' che, dopo i fatti di Banca Etruria ecc., ero in pensiero riguardo a poche centinaia di azioni di un'istituto di credito locale che mio padre aveva acquistato parecchi anni fa, ancora in lire, e che aveva sempre conservato, fidandosi dei consigli di chi gli gestiva il risparmio. In effetti le azioni avevano sempre mantenuto il loro valore. O meglio, come dicevano in banca al mio anziano genitore: "Se dovessimo venire acquisiti da una banca più grossa, il compratore vi pagherebbe un prezzo almeno doppio per averle". Ripensandoci ora, a voi risulta che quando un pesce grande si mangia il piccolo, quest'ultimo ci guadagni? No, vero? Però quando ci si fida si arriva a crederlo. Soprattutto da noi in provincia, tra amici.
Finché le azioni sono rimaste attestate sul loro discreto valore (sono andata a controllare, nel 2009 era 19,32) ci fu consigliato di tenerle. Anche quando cominciarono a scendere a 19,13 (2011), 16,00 (2015), fino ai 13,10 euro del 20 giugno 2016, valore che ho ritrovato spulciando tra gli estratti conto. 
Eppure, quell'ultima volta, io che non capisco niente di finanza ripetei al consulente, come avevo fatto nei precedenti incontri periodici fin dai tempi dei primi terremoti bancari, la richiesta di potermi sbarazzare di quelle azioni ereditate perché non mi sembravano più sicure ma mi fu risposto che non conveniva, anche perché nessuno le avrebbe comperate (!). E poi, dopo tutto, "quelle azioni le abbiamo anche tutti noi dipendenti della Banca" e "ci sarà l'aumento di capitale, la Banca è sana". Ci si fida, in provincia. "Si può sempre rivedere e modificare la collocazione dei titoli, qualora fosse necessario  e succedesse qualcosa di grave in qualsiasi momento", ti ripetono in tempo di crisi per carpire ancora un po' della tua fiducia. Ti fidi.
Invece, sembrava l'arca di Noè ma era il Titanic. 

Vediamo infatti cosa stava accadendo in quei giorni. Riporto la cronaca del "Resto del Carlino":
Cesena, 9 giugno 2016 - Ci sono due notizie, una buona e una cattiva: quella buona è che la Cassa di Risparmio di Cesena, storico istituto romagnolo nato nel 1841, al culmine di un periodo di progressive difficoltà, sarà salvata da un aumento di capitale da 280 milioni di euro che sarà sottoscritto dal Fondo interbancario di tutela dei depositanti; quella cattiva è che i 13.200 azionisti resteranno con un pugno di mosche o poco più poiché il valore delle nuove azioni sarà compreso tra 10 e 80 centesimi (la ‘forchetta’ è stata calcolata dal professor Augusto Provasoli per Partners spa) quando un paio di anni fa venivano scambiate a 19 euro.

Tra gli azionisti che vedranno falcidiato il loro patrimonio ci sono le Fondazioni di Cesena, Lugo e Faenza che controllano complessivamente il 66% del capitale azionario (48% Cesena, 11,5% Lugo e 6,5% Faenza) ed entro quattro anni dovranno cedere parte delle azioni in loro possesso.
Il 1° febbraio scorso, su indicazione della Banca d’Italia, sono stati rinnovati totalmente il consiglio d’amministrazione e il collegio sindacale. Presidente è stata eletta Catia Tomasetti, avvocatessa romana con origini riminesi, presidente anche dell’Acea (multiutility del Comune di Roma). Poi il direttore generale Adriano Gentili è andato in pensione al compimento del 70esimo anno e ha lasciato il posto a Dario Mancini. Il nuovo management ha buttato all’aria il bilancio già impostato con una perdita di 67 milioni e lo ha successivamente variato più volte gravandolo di accantonamenti sempre più ingenti a copertura dei crediti deteriorati provenienti soprattutto dal settore immobiliare, fino ad arrivare alla chiusura con una perdita di 252 milioni. Contemporaneamente si è assicurato la copertura del Fondo interbancario di tutela dei depositanti che, attraverso lo Schema volontario, garantirà in tempi rapidi un aumento di capitale da 280 milioni. L’operazione di alleggerimento del patrimonio e ricapitalizzazione della Carisp è propedeutica alla sua cessione: in prima fila ci sarebbe la Cassa di Risparmio di Parma, controllata dal colosso francese Credit Agricole.
All’assemblea dei soci che si svolgerà il 28 giugno, agli azionisti attuali verrà proposto un contentino che potrebbe avere interessanti prospettive: un aumento di capitale da 55 milioni attraverso warrant gratuiti (quattro o cinque per ogni azione) da convertire in altrettante azioni al prezzo di acquisto attuale del Fondo (presumibilmente 40-50 centesimi) in un periodo che va da 18 mesi a cinque anni dall’emissione: se la quotazione delle azioni (attualmente sospese) aumenterà ci sarà da guadagnare, altrimenti si rimarrà col pugno di mosche, ma senza ulteriori spese. Intanto è già avviato il piano industriale: si punta al rilancio partendo dalla chiusura di venti filiali e dal prepensionamento (nell’arco di sette anni) di oltre un centinaio dei quasi mille dipendenti. (fonte "Cassa di Risparmio di Cesena, valore delle azioni tra 10 e 80 centesimi")

La conferma del disastro, chiamatelo bail-in, chiamatelo come vi pare, l'ho avuta oggi. Le mie azioni ora valgono 0,50qui potete leggere una spiegazione di questo volontario autodeprezzamento deciso in giugno, che sta già provocando azioni legali con richieste di risarcimento a cura delle associazioni di consumatori, alle quali non escludo di aggregarmi. 

Come ho scoperto tutto questo, che ignoravo perché mi ero fidata del servizio pronto-intervento salvaclienti? L'ho scoperto cercando di contattare uno dei consulenti finanziari che ho in rubrica per il solito appuntamento di fine anno per fare il punto della situazione e sentendomi rispondere dal suo gestore telefonico che "attenzione, il numero da lei selezionato è inesistente". 
In banca mi hanno confermato che non lavora più lì e il suo sostituto si è affrettato a rassicurarmi sulla bontà yum yum dei warrant che mi sono stati regalati (!) a risarcimento parziale della perdita subita. 
Per darvi un'idea della sua entità: nel 2011 il pacchetto di azioni, del valore di 19,32 l'una, ammontava a € 10.200,96, ora si è ridotto a € 266,50. A giugno vi avevo ancora € 6.934,33 investiti, che sono stati risucchiati da un giorno all'altro nel mälström della ricapitalizzazione. A questo punto viene da pensare che fosse stato deciso non dovessero essere salvati, assieme a quelli di migliaia di altri consumatori. O penso troppo male? Ridenominiamola in lire, la perdita di questi sei mesi, che a noi vecchi fa ancora più impressione: dodicimilioninovecentodiecimilasettecentoidiciannove e rotti lire.
La spiegazione fornitami dalla banca riguardo il deprezzamento a 0,50 delle mie azioni è stata che si è trattato di una cosa inaspettata, di un fulmine a ciel sereno, imprevedibile e ovviamente inevitabile. La solita maiala della TINA. Ma davvero.

Sono fortunata, grazie alla diversificazione del paniere dei miei risparmi, di non aver motivo di spararmi un colpo in bocca a causa di questa perdita, che per altre situazioni economiche sarebbe tragica, e penso a chi invece si è trovato, alla stessa maniera ma con tutto il monte risparmi di una vita azzerato. Al senso di inganno e di impotenza, di rabbia e disperazione che può portare al suicidio.
Nonostante la mia posizione privilegiata, questo episodio, che forse devo ancora digerire fino in fondo in termini di furiosissimo sdegno da esprimere e rappresaglie da attuare, prima di tutto chiudere qualsiasi rapporto con la banca in oggetto, ha acuito il senso di precarietà e di incertezza per il futuro che colpisce tutti di questi tempi e ovviamente anche me. Non mi sento benissimo stasera.

Ah, che cosa sono i warrant l'avete capito? "Si, sono derivati ma, sa, signora, i derivati sono stati anche molto demonizzati ultimamente. Non sono una cosa cattiva", ti dicono i nuovi consulenti dei quali ti dovresti fidare, come di quegli altri, per definizione e di default. E perché li incontri al bar.
Se non ho capito male è come se un ladro che vi svaligia la casa vi lasciasse sul tavolo dei gratta e vinci da grattare nel 2021. Chi lo sa, per allora potreste anche essere più fortunati.

E poi non si vogliono le ghigliottine in piazza.

lunedì 5 dicembre 2016

Momentum Agnese


Matteo Renzi, a seguito del risultato elettorale che ha sancito la vittoria schiacciante per 60-40 del NO al referendum sulla riforma costituzionale Boschi, si è assunto la piena responsabilità della sconfitta, ha concesso la vittoria al NO ed ha espresso in diretta televisiva in un - come direbbero i cronisti - drammatico comunicato andato in onda poco dopo la mezzanotte, l'intenzione di rassegnare le dimissioni da presidente del consiglio.
Prima di cercare di capire le motivazioni del sonoro ceffone rifilato da un elettorato insolitamente folto, tonico e motivato all'ubiquitario premier e di analizzare le implicazioni del suo gesto di abbandono della pugna, vorrei che, come antipastino di psicologia delle dinamiche coniugali, guardaste la sequenza fotografica pubblicata da Repubblica a documento del fine serata dei Renzi ed osservaste la comunicazione non verbale tra i coniugi.
Agnese ha seguito tutto il discorso in disparte, indossando non già l'amato pizzo vedo e non vedo ma un anonimo maglione a collo alto effetto corazza più adatto ad una pizzata in taverna nel rifugio in montagna che ad una così cruciale occasione istituzionale. Una delle foto la ritrae con un enigmatico sorriso da Gioconda, straniante in quella situazione da dramma personale di colui che è pur sempre il padre dei suoi figli e che, conoscendo la sua ipertrofica ambizione, doveva soffrire come un cane per il dover ammettere di essere stato così vigorosamente trombato da quasi venti milioni di connazionali. 


Altra immagine. Matteo, alla fine del discorso, con la voce ancora rotta dall'emozione ("non siamo robot", si giustifica), dopo averla ringraziata "per la pazienza e per aver così ben rappresentato l'Italia", va verso Agnese per abbracciarla ma lei rimane con le mani intrecciate in posizione di difesa e non ricambia l'abbraccio nemmeno quando Matteino se ne va con lei cingendole le spalle con un braccio. Abituati agli sbaciucchi degli Obama's, Agnese è apparsa realmente un po' troppo freddina. Chissà nel segreto dell'urna cosa avrà votato? Magari non è una di quelle vendette nelle quali sono maestre le donne, ma ne pare un'ottima imitazione.



Veniamo ora al referendum ed al suo risultato, la vittoria del NO al 60%, che Federico Dezzani aveva previsto con precisione svizzera in questo post del 29 novembre. Ad ulteriore riprova che, altro che fake news, l'informazione alternativa non si perde in propaganda ma studia e analizza.
Il primo dato significativo è stato l'affluenza al 65,5%, altissima per un referendum che, per giunta, non prevedeva la necessità del raggiungimento del quorum.
Exit poll e risultati finali hanno questa volta coinciso, con perfino un aumento dei NO in questi ultimi.
La distribuzione geografica del voto vede una forte prevalenza del NO al sud, con punte di oltre il 70% in Sicilia e Sardegna e nella provincia di Caserta.
Per contro, l'Alto Adige si conferma enclave piddina nel profondo Nord (SI al 63,69%) e al centro resiste la Piddinia Sovietica tra Emilia Romagna e Toscana, con l'esclusione delle Province di Parma, Piacenza, Ferrara e Rimini, Massa, Lucca, Livorno e Grosseto dove ha prevalso il NO. 
courtesy La Repubblica

Sarà questa la Sagunto da espugnare alla prossima puntata, anche perché in quelle provincie la forbice tra il SI e il NO non è stata poi così ampia, se si escludono i feudi di Arezzo, Siena (57,18%) e Firenze (57,71%) del sire Renzi e di Madonna Boschi.
Sono regioni, queste che compongono la Piddinia Sovietica, che vivono ancora immerse nel sistema di potere Partito_Cooperative_Partecipate_Banche che controlla la politica e l'economia locali in regime di monopolio di fatto e, oltre alle clientele varie, gode di uno zoccolo durissimo al titanio di elettorato d'appartenenza che voterebbe l'ultima mutazione corrente del Partito e i suoi giaurri anche se il segretario fosse Bafometto in persona. Quel sistema di potere che, costruito nel dopoguerra sulle rovine della guerra civile e all'insegna dell'impunità da condono tombale in assenza di vera pacificazione nazionale, con Tangentopoli fu ancora una volta salvato in cambio del sacrificio di un'intera classe politica - praticamente di tutti gli altri partiti tranne PCI e parte della DC - per poter condurre l'Italia nella trappola mortale della UE e del vincolismo economico dell'euro e lasciarla vivacchiare nei successivi vent'anni nella pantomima del bipartitismo posticcio denominato "Berlusconi contro i Comunisti". 
Non so voi, ma io riascolterei Bettino Craxi in questa intervista del 1997, profetica sul destino dell'Italia e dell'Europa, per farci ancora un po' di male.

Un sistema di potere, questo del P_C_P_B che probabilmente è convinto dell'eternità della sua invulnerabilità. Basterebbe però che, nelle solite stanze dove tutto viene deciso, qualcuno volesse finalmente liberarsi di questa palla al piede, ultimo retaggio del passato e vero percolato tossico della Prima Repubblica e forse partirebbero quelle inchieste da troppi anni rimaste bloccate. Immaginiamo cosa succederebbe se si decidesse di voler vedere chiaro nel business francamente immondo dell'intreccio cooperative - immigrazione.
Altro discorso, le banche. Io non voglio veramente pensare che menti dotate di intelletto possano aver pensato a Siena di poter salvare MPS votando SI. Eppure pare che sia andata così e che tra brigidini e panforti ci si dimentichi che, tirando troppo la corda, questi asset marciti fino all'inverosimile finiranno per dover essere, nella più rosea delle ipotesi nazionalizzati o, in quella da incubo, svenduti, magari da una bella Treuhandanstalt (non uso il tedesco per caso) incaricata di morgenthauizzare questa Piddinia che, si, possiamo dirlo, ha vissuto al di sopra della nostra possibilità di tolleranza e sopportazione.

Se il voto sulla Brexit è stata l'espressione della volontà degli adulti, se non degli anziani, l'analisi del voto referendario di ieri ci consegna un risultato che è stato determinato dal NO dei giovani, con i vecchi a difesa della fortezza piddina. (infografica del Sole24Ore)



A questo punto è doveroso chiedersi quali siano state le motivazioni che hanno spinto gli italiani a bocciare il referendum confermativo sulla riforma della Costituzione voluto dal governo Renzi. Mi piacerebbe che si fosse trattato di un voto per salvare la Costituzione, i valori della democrazia e la volontà di riappropriarsi della sovranità, messa in pericolo dall'inserimento nella ormai defunta riforma, dell'assoggettamento totale ai voleri della UE di ogni atto legislativo nel nostro paese.
Sarebbe bellissimo pensare che questi giovani, e i tanti adulti che si sono espressi con il NO, abbiano avuto modo di informarsi sul merito della riforma in maniera indipendente, seguendo i divulgatori coraggiosi e instancabili, dai costituzionalisti agli economisti, fino ai tanti volonterosi patrioti dell'informazione indipendente, tappandosi le orecchie con la cera come Ulisse per attraversare Scilla e Cariddi senza cadere vittime delle sirene della propaganda mainstream. Un voto informato e pienamente cosciente di un NO detto non solo a Renzi ma all'abominio antidemocratico UE incarnato dal duo horror Merkel - Schauble.

Certo, quel NO si è sicuramente caricato di mille altri significati, della rabbia dei disoccupati, dei sommersi dalla crisi, di coloro che come unica certezza hanno quella della precarietà. Gli italiani hanno potuto per un giorno concentrare la loro frustrazione in una parolina di due lettere e scagliarla come un maglio contro l'oppressione.
E' stato per molti il No! della disperazione e della protesta per tutto ciò che ci tormenta come popolo, dall'imposizione dello straniero a quella di una cultura aliena e nefasta ammantata di falso progressismo, e che per giunta viene preteso come inevitabile. 
Sarebbe bello pensare che sia stato un NO convinto e perfettamente consapevole dei suoi significati concreti, un NO cognitivo, oltre che emotivo, ma il dubbio è che si sia trattato in maggioranza di un pernacchio in faccia al bullo di Rignano, ad un plebiscito contro Matteo, ad un rigurgito antirenzista che significa soprattutto "Matteo, non ti reggiamo più."
Pare che, quasi in lacrime per la cocente sconfitta, Renzi abbia detto ai suoi: "Non credevo di essere tanto odiato". Quel richiamo alla campanella da consegnare al suo successore, alla fine del discorso di concessione della vittoria al NO, è risuonato come nemesi di una spavalderia ormai passata che ai bei tempi non esitava a prendersi gioco del rivale abbattuto. Ora sei tu, Matteo, a dover stare sereno.

Cosa accadrà ora? Ne verrà un altro, forse ancora peggiore e sperando che non sia una. Non c'è altro da fare, anche per quel progettino nostro di contribuire alla sconfitta storica della sinistra traditrice - vero Roberto? - di ritornare presto alle elezioni, ovvero di restituire agli italiani la possibilità di darsi un governo eletto democraticamente, l'ultimo dei quali fu quello Berlusconi abbattuto da una congiura eteroguidata di palazzo nel 2011. 
Chiedere a Mattarella di imporsi con i partiti forse va contro le leggi della fisica, ma è indispensabile che egli ponga un limite di tempo invalicabile per l'approvazione di una legge elettorale perfettamente costituzionale e in grado di esprimere un risultato elettorale certo. Quindi elezioni rapide e, a questo punto, chi vuole correre contro il PD ed il suo merkelismo, magari quel fronte nazionale che auspichiamo, si prepari a togliersi le varie maschere sovrapposte e a mettere in programma uscita da euro e uscita dai trattati europei, nell'ambito di una riconquista della sovranità nazionale. Chi tentennerà dovrà essere servito con la stessa moneta con la quale abbiamo pagato Matteo Renzi all'ultimo giro.
Le elezioni serviranno soprattutto a scoprire, di fronte all'offerta - ed alla sua eventuale premiazione - di una seria alternativa politica e di programma al declino rappresentato dal vincolo europeo e monetario,  se il voto del NO di ieri fu consapevole  oppure un voto di pura e cieca vendetta. Ovvero sapremo allora se gli italiani si sono resi conto di cosa era veramente in ballo con il referendum. Perché, detto trai denti, se poi rivotano PD vuol dire che non ci siamo proprio.
Siamo ottimisti, tuttavia. Stiamo forse cominciando a fare sul serio gli italiani. La giornata di ieri, con Santa Barbara, patrona degli artificieri, che ha disinnescato Er Bomba, come mi hanno fatto notare, rischia di diventare una data storica.

giovedì 1 dicembre 2016

Le avventure di Sì-nocchio e la necessità inderogabile del NO


Il volantino del SI arriva in busta anonima, per evitare forse di essere subito cestinato, o come un articolo acquistato al sex shop online e, in effetti, sfogliandolo, si ha l'idea di un "discorso di prostituzione" con l'aggravante dell'art. 600 ter. Per la mania ormai consolidata di coinvolgere sempre i minori nella propaganda politica. 
In copertina un demente di età indefinibile viene spinto da un bimbetto mentre sta su una specie di go-kart. Entrambi indossano caschi ma questi sono inutili perché l'automobilina è di legno e non si vedono nemmeno i pedali che potrebbero muoverla comunque ad una velocità assai limitata. Quindi i due non andranno da nessuna parte, se non a ribaltarsi dopo pochi metri. I caschi serviranno loro casomai solo a ripararsi dalle legnate degli italiani incazzati per le promesse da ciurme intere di marinai che stanno piovendo loro addosso nel last minute pre-referendario e che prima o poi verranno a galla come tali e come è destino di ogni materia anfibia organica. 
Complimenti ai creativi comunque, un'immagine più piddina di questa era impossibile da ideare. E se qualcuno, come questo utente di Facebook, ha avuto un raptus piromaniaco nei confronti dell'opuscolo, come dargli torto? Secondo me il fuoco lo nobilita, è perfetto, gli dà quel senso di copertina di Storm Thorgerson che gli mancava. Wish they weren't here.



Notare il logo "Sì cambia". L'ossessione del cambiamento che, secondo loro, dovrebbe essere sempre positivo. Ovvero la madre di tutte le bugie che infarciscono questo ignobile fogliaccio di pedopropaganda dei Sì-nocchi. Ricordiamo tutti, per dovere di cronaca, come questi cialtroni reagirono al precedente tentativo di modifica della Costituzione in senso piduista.


Io voterò





Non ho mai avuto alcun dubbio in proposito, come non avrei avuto esitazioni a votare Brexit e Trump e non ne avrei a votare Hofer, Le Pen e AfD (anche se quest'ultimo non mi entusiasma) contro l'orrenda Merkel. Quando sei in pericolo di affondare scopri di sapere benissimo dove sono nascosti i salvagente.

Le motivazioni del NO, se avete notato ascoltando in giro, sono assai più numerose, documentate e circostanziate di quelle del SI, che è un semplice "FOTTIMI" rivolto dall'Italia a gambe aperte al mondo intero. L'atto di sottomissione di un popolo di sottomessi, i piddini, a nome di chi non è piddino, nei confronti del nemico. Dico nemico perché questo è un referendum di guerra. Non contro Renzi, che ha la rilevanza di uno sputo nel mare, ma contro chi egli rappresenta.
I motivi per essere allarmati da questa riforma costituzionale tagliata male e spacciata per cambiamento, sono tanti. Il più importante, e a me basta solo questo, è che in Costituzione, passando la riforma, verrebbe inserita una clausola di subalternità totale alla UE. In pratica, diventeremo costituzionalmente il Manchukuò d'Europa per volere di Maria Elena JP Morgan. 
E poi invitano a votare si: Schauble, la Merkel, Prodi, l'Osce, le banche, i chitarrosi, gli intellettoidi e le Leni Riefenstahl a scottadito, tutti coloro che a vario titolo ci vogliono morti, insomma. Dei testimonial che levati. 
C'è anche chi ci vuole morti ma vota NO, come Monti, ma il motivo è che perfino lui considera questa schifezza firmata dalla ganza di Renzi come indifendibile. 
Fare peggio di Monti? Ebbene si. Ci stanno riuscendo.

Sapete, i Sì-nocchi hanno introiettato la TINA. Parlando con loro ti dicono piccati: "Ma se fai cadere Renzi, poi, chi governa, Grillo???? (l'odiato vicesostitutogatekeeper). Ci pensano un po' e poi se ne escono con un sorprendente: "Ci vorrebbe Mussolini." Oppure vanno sul lapidario: "Quelli che votano NO sono tutti gufi". (Dalla cronaca vera di Piddinia).
Inoltre non sanno assolutamente cosa vanno a votare. Per questo è stato infilato nel quesito il CNEL, per aver il gusto di farli votare su qualcosa del quale ignorano perfino l'esistenza. 
Potevano scrivere qualunque sigla, "volete abolire il COMINTERN"?  Avrebbero detto di si lo stesso, perché votano a scatola chiusa, per appartenenza e per appartenenza, lo spero, creperanno sotto i colpi della Storia che alla fine, pareggia sempre i conti con tutti. 
Dicono di si anche i sindacati che stanno firmando oscenità assolute, compreso lo scivolamento verso la sanità privata e la costituzionalizzazione della svalutazione del lavoro. I metalmeccanici sono tutti incazzati nelle fabbriche? In fondo io godo, perché sono anni che li stiamo mettendo in guardia.
Fate una bella cosa. Lunedì, mentre aspettate i risultati definitivi del referendum, revocate i contributi ai sindacati e stracciate la tessera, perché quei soldi serviranno a voi per curarvi.

Chi non si riconosce nei Sì-nocchi sappia che votando NO vota contro tutto ciò che gli sta facendo del male in questo momento. Il NO non rimuoverà la sofferenza ma la allevierà e forse, assieme agli altri terremoti politici in corso e in programma potrà impedire che il progetto distruttivo della sparizione di un'intera civiltà possa essere messo in pratica.
Quel FOTTIMI deve diventare un sonoro FOTTITI a quello stesso mondo che si permette di scrivere letterine di istruzioni a dei servi investendoli del diritto abusivo di modificare una Costituzione non avendone la dignità, né le capacità. "La cosa che preferisco", ha detto Soros in un'intervista "è poter cambiare le regole."

Ce la faremo? Non lo so. Amo i miei connazionali ma non mi fido di loro come mi fidavo dei britannici e degli americani. Spero di peccare di eccesso di prudenza. Mai come questa volta occorre che gli italiani si leghino all'albero maestro come Ulisse e si tappino le orecchie con la cera per non ascoltare la propaganda martellante delle balle renziane e non si lascino spaventare dalle sirene del globalismo made in Italy. Ripeto: vi vogliono morti, prendetene atto, perdio.
E' doppiamente difficile vincere  ma se ce la faremo sarà un giorno da ricordare.

Votate NO, fatemi questo bel regalo per l'onomastico.

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